Tra le mie svariate dipendenze ne spicca una particolare: l’amore per le macchine da scrivere. Non sono affatto un’esperta, ma mi concedo la definizione di amateur (sì, va bene, mi piace come suona soprattutto).

Vado in brodo di giuggiole quando ne vedo una, mercatini delle pulci e negozi dell’usato per me significano una cosa sola, non resisto ai post che collegano gli scrittori alla loro macchina da scrivere d’elezione. Nella mia vita parallela sono un’altolocata che dirige un club del libro e che prende il tè con i suoi protégé circondata da centinaia di macchine da scrivere (per ‘protégé’ si veda la parentesi sopra). Tuttavia nella pratica, nella vita vera, sono una squattrinata alto-spendente che per ora si tiene cari gli sparuti esemplari che possiede – sparuti e amatissimi, sia chiaro.

Ma, e qui finalmente il ma, talvolta non bisogna disperare. Esiste infatti un volumetto delizioso che, benché non sia una macchina da scrivere, mi manda ugualmente in brodo di giuggiole, raccontando l’anima per filo e per segno dell’oggetto in questione. O meglio: il volume racconta l’anima di artisti e designer che usano o hanno usato la macchina da scrivere per creare le loro opere e, attenzione, per opere non si intende scritti, romanzi o saggi, ma -rullo di tamburi- immagini.

Typewriter Art: A Modern Anthology raccoglie in 180 illustrazioni diverse idee geniali di artisti più o meno celebri (come Hendrik Nicolaas Werkman, tra gli altri), fino ad arrivare a contemporanei typewriter artists e fotografi che usano la macchina da scrivere come elemento chiave per i loro lavori.

Barrie Tullett, graphic designer e professore alla Lincoln School of Art and Design, raccoglie in 276 pagine (divise in quattro capitoli) le meraviglie di cui questi sperimentatori sono capaci, dando voce ad una pratica affascinante e poco esplorata; una sorta di cronaca della macchina da scrivere che incontra nuovi usi e dimensioni, allontanandosi dalla sua funzione principale. Si parte dai primi esperimenti e si arriva ai giorni nostri, in un bellissimo quadro che abbraccia 130 anni di storia dell’arte.

Con questa raccolta, Tullett azzarda dunque una inedita definizione dello strumento che si spiega più nelle immagini che nelle parole. E non solo, l’autore del volume indica al lettore le funzioni base della macchina da scrivere e la terminologia corretta per ogni sua parte (una piccola guida ad uso e consumo di chi è nato nell’era del computer in sostanza).

Pubblicato nel maggio di quest’anno dalla casa editrice britannica Laurence King, il libro incanta e soddisfa chi ha conosciuto la macchina da scrivere come oggetto professionale o chi, come me, ne ha solo sbiaditi ricordi d’infanzia ma al cui fascino non sa resistere.

Curiosità:

Mark Twain inviò al suo editore il suo primo manoscritto battuto a macchina alla fine dell’Ottocento.

Nel volume nemmeno la nostra Olivetti viene dimenticata.

La prima typewriter artist a raggiungere la fama fu Flora F.F. Stacey che nel 1898 vinse un concorso artistico grazie al disegno di una farfalla.

Butterfly, 1898 - Flora F.F. Stacey

Claudia Oldani