Avete capito bene, esistono degli alimenti che sono in via d’estinzione. La perdita della biodiversità coinvolge infatti sia specie animale che vegetali, ed è uno dei motivi per cui il tema scelto per Expo 2015 riguarda proprio l’alimentazione.

Ancora una volta lo stile di vita dell’uomo (nei Paesi sviluppati) unitamente ai cambiamenti climatici (che poi sono strettamente connessi al nostro stile di vita), stanno influenzando e modificando la biodiversità del pianeta e questa volta ad andarci di mezzo sono le varietà di cibo che mangiamo!

Secondo la FAO – Food and Agriculture Organization– infatti, dagli inizi del ‘900 circa il 75% delle risorse genetiche vegetali del pianeta sono scomparse e un altro terzo della biodiversità vegetale potrebbe andare perduto entro il 2050. Molti studiosi prevedono anche che nel giro di 30-40 anni le risorse alimentari del pianeta non saranno più sufficienti a soddisfare il fabbisogno mondiale, a causa anche del previsto aumento della popolazione.

In particolare, si prevede che il progressivo riscaldamento globale minaccerà le specie vegetali che attualmente sono coltivate solo in alcuni Paesi del mondo e che sono poco resistenti alle alte temperature.

Quindi quali alimenti dovremo iniziare a consumare con parsimonia? Ad esempio il pesce, o meglio alcune specie di pesci, come i salmoni e le trote la cui sopravvivenza dipende dalle acque fredde di fiumi e torrenti. Anche alcune specie oceaniche però sono a rischio perché molto sensibili alle variazioni di temperatura, lo dimostrano le migrazioni verso mari più caldi e la diminuzione della crescita (fino al 25% più piccoli).

Anche il cioccolato è un alimento a rischio d’estinzione! Il motivo è da ricercarsi nella coltivazione della pianta di cacao che principalmente è in Ghana e Costa d’Avorio. L’aumento della temperatura di queste regioni sta infatti influenzando la crescita del cacao, ingrediente principale del cioccolato, la cui produzione diminuirà notevolmente entro il 2030. Stesso discorso per gli arachidi, la cui pianta, coltivata in Sud America,  è molto delicata e sensibile a umidità e temperatura.

Un altro effetto del riscaldamento globale sugli alimenti è a livello delle proprietà nutritive. Ad esempio, l’aumento della temperatura porta a una carenza di zucchero nell’acero che conseguentemente, influenza la produzione dello squisito -e dolcissimo- sciroppo d’acero. Non solo lo sciroppo non sarebbe più lo stesso, la pianta dell’acero potrebbe scomparire del tutto.

Caso analogo è quello che riguarda la produzione di vino in quanto le alte temperature possono modificare la presenza di acidi organici nell’uva, ingredienti fondamentali per la determinazione del sapore e della qualità del vino.

Altro alcolico a rischio è la tequila, ricavata dalla lavorazione della pianta del’agave. Anche in questo caso la causa è il cambiamento climatico seppur indirettamente: le colture di agave in Messico sono sempre più sostituite dal mais allo scopo di produrre biocarburante, meno dannoso per l’effetto serra.

Sempre a causa del riscaldamento atmosferico, potrebbe essere minacciata la produzione di bourbon, il cui invecchiamento, che avviene nel Kentucky, è quello che gli conferisce il tipico sapore e colore ambrato; l’aumento di temperatura di 3°C previsto nei prossimi decenni ne comprometterebbe il tradizionale processo d’invecchiamento.

Anche la produzione di pane sta vedendo un grosso calo a causa di siccità e disastri naturali: secondo gli esperti nei prossimi 20 anni il prezzo del pane è destinato ad aumentare del 90% a causa della bassa produzione di cereali.

Il miele è un altro alimento minacciato dal riscaldamento globale e dallo stile di vita dell’uomo, e il motivo è il rischio d’estinzione delle api. I cambiamenti climatici, i pesticidi e l’inquinamento stanno seriamente minando l’esistenza di questi preziosi insetti e di conseguenza dell’enorme biodiversità che deriva dal loro lavoro di impollinazione. Dunque è a rischio la produzione di miele in primis, ma anche quella di molte altre colture quali ad esempio ciliegie, agrumi, zucchine, pomodori e kiwi.

Alcune specie vegetali sono più sensibili di quanto immaginiamo, un esempio è il caffè per cui un aumento di mezzo grado della temperatura, può influire negativamente sul suo raccolto in tutto il mondo. Tra il 2002 e il 2011, la produzione di caffè in India è diminuita del 30% a causa delle abbondanti piogge.

Piantagione di caffè in Sri Lanka

Questi sono i principali alimenti a rischio, ma la buona notizia è che esistono molte altre piante resistenti alla siccità che rappresentano un’ottima fonte di nutrienti, minerali e vitamine. Si tratta di varietà di semi e cereali che non siamo abituati a consumare ma che probabilmente dovremo riscoprire, come ad esempio l’amaranto, la quinoa , il teff o fonio (quest’ultimi tipici del’Eritrea ed Etiopia).

Dunque il tema dell’alimentazione è un argomento molto serio e delicato a cui sono legate più problematiche.  Per approfondire queste tematiche partecipate ai seminari gratuiti “Nutrire il Pianeta” organizzati dalla Fondazione Culturale San Fedele, in vista di Expo 2015.

 

 

Fonti: Slow Food, Food Tank, Fao