Quelli di voi che seguono questa rubrica da abbastanza tempo per sapere che non si tratta di un prezioso scrigno di recensioni, ma di un’autoterapia contro la mania da shopping musicale compulsivo, avranno pensato che sia guarito constatando il rarefarsi dei miei post. Invece niente. Succede solo che in questo periodo ho un po’ da fare, sia causa lavoro (per fortuna) sia causa affastellamento di impegni vari che continuo (per disdetta) a mettere uno sull’altro, senza guadagnarci soldi e senza fare i conti con le energie da nonpiùtrentenne e le ore disponibili nel corso della giornata. Al netto, naturalmente, del tempo che dovrò pur spendere davanti alle casse dello stereo: sennò tutti questi dischi che li compro a fare?

In cd – Leonard Cohen, “Popular Problems”; Silvio Rodriguez, “Dias y flores”; Rachel’s, “Music for Egon Schiele”;  The Frames, “For the birds”; Patti Smith, “Horses”; Marianne Faithfull, “Give my love to London”; Bruce Springsteen, “The ghost of Tom Joad”; Colorama, “Temari”.

In mp3 – U2, “Songs of innocence” (gratis via iTunes); Thom Yorke, “Tomorrow’s modern boxes” (6 dollari via torrent).

Agenda live – Marianne Faithfull, 28 ottobre, Teatro del Giglio, Lucca.

Dei due album “liquidi” prelevati da internet con diverse modalità ho già parlato qui, nel mio ultimo intervento, e non è il caso di proseguire (posso dirvi che nel frattempo li ho ascoltati pochino entrambi). E’ chiaro che l’acquisto centrale del mese è stato l’album di Leonard Cohen, che dopo “Old Ideas” si è confermato in buonissima vena compositiva per quanto riguarda i testi e che ha affidato la confezione musicale a Patrick Leonard, che ha scritto pezzi estremamente semplici, non sempre al top dell’ispirazione, ma che crescono con gli ascolti ripetuti e soprattutto consegnano le parole del Grande Canadese senza sovraccaricarle di suoni. Ho scritto una specie di recensione del disco qui, e se avete voglia potete leggerla in una decina di minuti scarsi. Altrimenti vi dico in sintesi che “Popular Problems” si apre con un elogio allusivo della lentezza (musicale/erotica) e ha i momenti più incisivi in brani come “Almost like the blues”, “Did I ever love you”e  “Sanmson in New Orleans“, ma fa cantare su “My oh my” e rassicura su “You got me singing”.

Al disco di Silvio Rodriguez, cantautore cubano, ci sono arrivato per una strada tortuosa e in parte casuale. Ho ascoltato una meravigliosa canzone, “Sueno con serpientes”, cantata da Stefano Giaccone (Franti) in una casa di campagna, insieme ad alcuni amici. Sono rimasto folgorato dalla melodia e dal testo che Stefano aveva spiegato prima di suonare. Siccome sto partecipando alla scrittura collettiva (con i Cani Bastardi) di un libro che parlerà dei Franti, ho deciso di comprarmi il disco, che contiene altre perle e che mi ha fatto conoscere una voce che (colpevolmente) ignoravo.

E’ probabile che presto parli del discone di Marianne Faithfull, che sto per ascoltare in concerto a Lucca. Intanto vi anticipo che finirà senz’altro nella classifica dei miei preferiti del 2014. Ancora una volta la signora ha saputo mettere insieme una manciata di autori sopraffini (Nick Cave, Roger Waters, Anna Calvi, lo stesso Leonard Cohen per dirne qualcuno), una produzione impeccabile e la sua capacità interpretativa, ancora brillantissima a dispetto di una voce che ogni tanto fa sentire le pieghe di una vecchiaia che non sembra intenzionata a fare grossi sconti.

E’ inutile che vi racconti che ho messo toppe nella mia collezione con Springsteen e Patti Smith, prendendo due dischi che conoscevo bene. La musica per Egon Schiele, straordinario pittore, l’ho incamerata grazie all’ennesimo consiglio del mio discaio di fiducia, che ogni due venerdì cita i Cure (“Friday I’m in love“) e ospita un incontro a tema su un artista o una band, con vino, bibite e torte fatte in casa come optional per rinforzare la volontà di uscire di casa di noi appassionati.  E in fondo, in una sera d’autunno, cosa c’è di meglio di quattro chiacchiere con gli amici, un po’ di buona musica, una fetta di torta fatta in casa e un bicchiere di vino, per spingerci a uscire di casa? Va bene, a parte la prima cosa che vi è venuta in mente, e di cui non mi ricordavo al volo. Diciamocelo, nonpiùtrentenni, siamo la generazione che cambierebbe il titolo a Ian Dury: vinsanto, torta e rock and roll.

di Lorenzo Mei