Quando un uomo con una bancarella di vinili incontra un uomo con la fissazione dei dischi, l’uomo fissato è un uomo morto. La mia vita di musicofilo bulimico è in effetti una specie di far west. Ok, ho esagerato, dai duelli con spacciatori di musica in realtà esco sempre vivo, anche se un po’ alleggerito nel portafoglio e impensierito per la recrudescenza della mia mania compulsiva. In realtà però mi diverto come un bambino. E’ come se tornassi alla sala giochi Kursaal con il mio babbo, solo che ora finalmente non c’è nessuno che mi lesina i gettoni proprio quando ho capito come sparare a quel maledetto orso di plastica. Tra le bancarelle godo, insomma, specie se, come in questo caso, in tre occasioni diverse (piccola fiera in un centro commerciale, mercatino dell’antiquariato, visita privata in un magazzino di un rivenditore) riesco a portare via un bel po’ di 33 giri a un prezzo medio basso, inferiore ai 10 euro. Certo, il fatto di essere andato a stanare un rivenditore, in un sabato senza fiere, addirittura nel suo magazzino, non è un buon segno, direbbe un qualsiasi psichiatra. D’altra parte la psichiatria secondo me è molto sopravvalutata.

In vinile: Marianne Faithfull, “Give my love to London”; Neil Diamond, “Greatest hits”; Bob Dylan, “Oh Mercy”; Graham Parker, “The best of Graham Parker and the Rumors”; Loggins & Messina, “Loggins & Messina”; Tracy Chapman, “Crossroads”; Kate Bush, “The sensual world”, “The kick inside”; Ian Dury, “New boot and panties”; Harry Nillsson, “Knillsson”; The Walker Brothers, “The Immortal Walker Brothers”; Emmylou Harris, “Elite Hotel”; Blood Sweat & Tears, “2nd album”; Paul McCartney, “Tug of war”; Billy Joel, “The stranger”; Hot Tuna, “Burgers”.

In cd: Goat, “Commune”; Carmine Ioanna, “Solo”; King Creosote, Kenny and Beth’s musakal boat rides”.

In teatro: Marianne Faithfull, Teatro del Giglio, Lucca.

Dal magazzino suddetto ho portato via un bel po’ di titoli che mi ispiravano curiosità, da Billy Joel a Graham Parker, da Neil Diamond a Loggins & Messina, fino a Emmylou Harris e i Blood Sweat & Tears. “Oh Mercy” invece è uno dei miei dischi preferiti del Dylan post “Blood on the tracks”: l’ho comprato a fine anni Ottanta, appena uscito, e ora finalmente ho messo il 33 giri accanto al compact. Ian Dury l’avevo citato il mese scorso, e l’ho trovato a 5 euro, così come Harry Nillsson, Tracy Chapman e la coppia di Kate Bush. Ho speso qualche soldo in più per gli Hot Tuna, ma sono tornato indietro di quasi trent’anni, temo, a quando mio cugino me li fece ascoltare per la prima volta, mettendo sul piatto il loro primo album, che poi ho comprato anni dopo.

Continuo nel mio percorso alla ricerca di Scott Walker, anche se temo che dovrò glissare di fronte all’ultimo album, appena uscito, che onestamente non è pane per i miei denti. Per quanto riguarda i cd ho selezionato di più: il disco dei Goat l’ho ascoltato un paio di volte fin qui, e mi pare una delle uscite più convincenti (tra quelle che ho sentito) del 2014, mentre ho pescato un altro pezzo dalla discografia di King Creosote, che mi ha conquistato da un paio di mesi, e ho ricevuto con piacere l’album di Carmine Ioanna, un fisarmonicista che spero prima o poi di vedere dal vivo.

Il giorno da ricordare di questo ottobre, comunque, è il martedì 28. Il concerto di Marianne Faithfull al Giglio di Lucca, visto dalla prima fila, ha rispettato le mie (alte) aspettative dopo gli innumerevoli ascolti del suo ultimo lavoro. Nonostante la frattura dell’anca, l’uso del bastone, la necessità di sedersi anche durante il concerto, Marianne si è dimostrata un’interprete ancora capace di ipnotizzare e di emozionare una platea che alla fine si è alzata in piedi per un lungo applauso di ringraziamento. La setlist, con molti nuovi pezzi, qualche perla quasi dimenticata e un’immancabile manciata di classici, da “As tears go by” a “Sister Morphine”, ha accontentato tutti, anche se l’impressione è che la signora voglia accontentare soprattutto se stessa e la propria sensibilità. E probabilmente è per questo che i concerti, come il suo viso da bella signora quasi settantenne senza silicone e botulino, danno l’impressione di essere veri.

A proposito: accanto a me in prima fila c’era un signore svizzero che mi ha confidato di aver visto settanta concerti di Marianne Faithfull in vita sua. Ci sono incontri che ridimensionano molto la mia preoccupazione e mi fanno pensare che a livello di fissazione c’è qualche fratello che sta peggio di me. O meglio, dipende dai punti di vista.

di Lorenzo Mei