Piove, e questo è un fatto. Diciamo che ce ne siamo accorti, quindi non è necessario rimarcarlo su ogni social in ogni secondo della giornata (sì, sto parlando con te). Per ovviare a questa situazione incresciosa, il mio consiglio è di SMETTERE DI LAMENTARVI -visto che rende la cosa ancora meno sopportabile- ma di dedicarsi ad una buona lettura. Perché un libro può davvero davvero davvero cambiare le carte in tavola. Questi i miei cinque consigli:

1) Ballo di famiglia di David Leavitt (Oscar Mondadori; traduzione di Delfina Vezzoli). Avevo già affrontato lo spinoso dibattito sui racconti qui, ma oggi voglio dire qualcosa di più. Il mio personalissimo problema con i racconti è che quando finalmente mi “affeziono” ai loro personaggi, la narrazione è quasi finita. Questo con David Leavitt non succede. Lo scrittore mette in scena storie toccanti e malinconiche, ma anche stranamente divertenti e appassionanti. E i suoi personaggi riescono ad essere complessi, unici e ricchi di sfumature, ma allo stesso tempo immediati e tangibili. Un esempio: il secondo racconto di Ballo di famiglia, intitolato Contando i mesi, inizia con questa frase “Mrs. Harrington era seduta nella sala d’attesa nel reparto di oncologia e pensava al pollo, quando l’assalì la folgorazione”. Solo due righe, semplici e lineari, e la scena è già presente, totale, con un soggetto chiaro, ma non finito. Ecco perché Ballo di famiglia è una raccolta di racconti perfetta per chi non ama le raccolte di racconti.

2) Il cardellino di Donna Tartt (Rizzoli; traduzione di Mirko Zilahi De’ Gyurgyokai). Non fate finire il 2014 senza aver letto Il cardellino, e questo è un ordine. Ho sentito gente lamentarsi per la presunta brevità dei racconti di cui sopra; facciamo in modo che nessuno si lamenti per l’infinita lunghezza de Il cardellino, per favore. Sì, è un romanzo molto lungo, ma non lasciatevi scoraggiare. E’ soprattutto un romanzo molto bello che tiene agganciato il lettore dall’inizio alla fine, con dei picchi narrativi intensissimi e le giuste pause qua e là. La storia racchiude in sé amore, giallo, azione, passione e potrei continuare a lungo. Penso che in alcuni punti sarebbe stata necessaria una sfoltita alle pagine? Sì, ma tali occasioni sono davvero poche. Fidatevi di me, questo romanzo vola e il rimpianto sarà di averlo finito troppo presto e troppo in fretta.

3) Amatissima di Toni Morrison (Frassinelli; traduzione di Antonio Bortolotti). Includo nella lista questo Premio Pulitzer del 1988 perché prima di tutto è appunto un Premio Pulitzer, e in ogni mia lista ne inserisco almeno uno. (A ben vedere questo è il secondo che inserisco perché anche Il cardellino lo è, premiato proprio nel 2013, quindi l’ultimo ad aver ricevuto il riconoscimento). Il secondo motivo per cui Amatissima rientra nella top five dei libri da leggere quando piove è semplice: ben poche cose sono più tristi, emotivamente strazianti, dure, bellissime e dolorose dei romanzi della Morrison – e di questo in particolare. La storia è amara e magnetica, capace di tenere il lettore sulle spine fino alla fine, dilaniato dai propri stessi sentimenti. Un consiglio spassionato: provate a leggere il romanzo in due o più persone. Non sto parlando di una lettura di gruppo, ma semplicemente di iniziare la lettura contemporaneamente con qualcuno; e di parlarne tra voi durante il percorso: sarà bellissimo. [Messaggio per Margo: sto per iniziare Sula STOP Tieni il cellulare a portata di mano STOP]

4) L’inconfondibile tristezza della torta al limone di Aimee Bender (minimum fax; traduzione di Damiano Abeni, Moira Egan). Il romanzo non è freschissimo di stampa -è uscito nell’ottobre del 2011 infatti- e al tempo ne hanno parlato in molti. Io sono un’irrimediabile snob, quindi ho deciso di aspettare che si calmassero le acque prima di parlarne ancora. L’inconfondibile tristezza della torta al limone è la versione letteraria di quando, presi da un raptus di fame, ci si spara in bocca un litro di panna montata direttamente dal tubetto, davanti al frigo. Poi, appesantiti e con le fauci dolciastre, si pensa alle calorie ingurgitate e ci si dice, tra noi e noi, “ci voleva proprio”. E’ davvero una metafora orrenda, ma la scrittura della Bender arriva leggera agli occhi, conducendo il lettore in un mondo delicato e morbido. E poi, quando meno ce lo si aspetta, tutto diventa pesante e difficile da accettare; la realtà si mischia con la fantasia, le emozioni si confondono. Il risultato di una lettura all’apparenza semplice, ma profondamente complessa e struggente. Da non perdere.

5) Some Luck di Jane Smiley (Random House; non ancora tradotto in Italia). Un interessante articolo del New York Times, uscito da poco, inizia con la frase “Before Marilynne Robinson’s Iowa, there was Jane Smiley’s”. L’articolo poi prosegue paragonando le due scrittrici Premio Pulitzer (aggiungendo poi anche altri autori), per presentare infine il nuovissimo romanzo della Smiley. Forse il nome di questo mostro della letteratura anglo-americana contemporanea non vi è nuovo -ne avevo già parlato qui per altro. Ebbene, la nostra da pochissimo ha dato alle stampe la sua ultima fatica letteraria che farà parte di una trilogia, intitolata The Last Hundred Years. La storia narra le vicende della famiglia Langdon, abitanti dell’Iowa ovviamente, dal 1920 al 1953 attraverso una struttura molto originale: ogni capitolo equivale ad un anno intero delle loro vite. Sono molto curiosa di vedere i successivi sviluppi della saga ed il risultato nella sua totalità. Stay tuned. (Qui sotto non trovate la cover del libro, bensì l’illustrazione di Sarah Mazzetti, bravissima illustratrice italiana, con cui il New York Times apriva il suo articolo).

P.S. Casomai dovesse smettere di piovere, questi libri vanno benissimo lo stesso.

Claudia Oldani