Regia: Peter Jackson

Interpreti: Martin Freeman, Ian McKellen, Richard Armitage, Evangeline Lilly, Lee Pace, Luke Evans, Benedict Cumberbatch, Orlando Bloom, Ian Holm, Hugo Weaving, Cate Blanchett, Christopher Lee

Durata: 2h 24min

“The last goodbye”, l’ultimo addio: con questo spirito e su queste note cala il sipario sui racconti principali della Terra di Mezzo, con un unico filo conduttore che il regista Peter Jackson ha saputo tendere e, pur tirandolo un po’ troppo talvolta, ci ha regalato qualcosa di unico nella storia della cinematografia. Coraggio nel prendere in mano Tolkien e portarlo su schermo, record di Oscar vinti per un solo film, effetti speciali e creature strabilianti, tecnica di ripresa a 48 frame al secondo: la storia è stata fatta, e la chiusura della Trilogia Hobbitiana ha saldato in modo efficace i due filoni narrativi creando di fatto un ponte cinematografico tra le due Trilogie.

Il terzo capitolo non può che cominciare in medias res, riprendendo esattamente da dove era finito il secondo: Smaug, il terribile drago della montagna, vola minaccioso su Pontelagolungo distruggendo e bruciando tutto ciò che trova: serviranno un guerriero valoroso e la giusta arma per sconfiggerlo. Da qui, la storia prende tre strade diverse: ritroviamo la compagnia dei nani e di Bilbo (Martin Freeman), intenti a capire che ne sarà di Smaug e di se stessi, una volta trovata l’Arkengemma e quantificata la grandezza di Erebor e del tesoro; incontriamo di nuovo Gandalf, preda del Negromante e dei Nazgul a cui oppone resistenza il Bianco Consiglio formato da re Elrond (Hugo Weaving), Galadriel (Cate Blanchett) e Saruman il Bianco (Christopher Lee) in una delle scene più belle del film; infine, si profila all’orizzonte una grande battaglia ai piedi della montagna, alimentata da invidie, sete di potere e accordi non rispettati. Si giunge in questo modo alla conclusione della saga cominciata nel 2011 o, se vogliamo considerarla un’unica storia, nel 2001.

Andando controcorrente rispetto alle critiche espresse da numerose persone, ho trovato questo capitolo valido, addirittura superiore al precedente La Desolazione di Smaug soprattutto per un motivo: ho ritrovato qui parte dello spirito Tolkeniano a me caro (sono un sentimentale!), ho trovato una degna conclusione trilogica che non solo riesce a colpire i fan al cuore, ma che si ricongiunge perfettamente con La Compagnia dell’Anello mostrandoci il caro e vecchio (in tutti i sensi) Bilbo Baggins, pronto a consegnare la sua storia ai posteri (e a Frodo, in primis). Nel film prevalgono le scene di guerra che sfoceranno in seguito in duelli intensi e personali: su tutte ho apprezzato maggiormente lo scontro fra Galadriel, maestosa dama bianca, e Sauron, già potente e pronto a ritornare e a corrompere anime nobili: profetico sarà il tentativo di Saruman di affrontarlo in solitaria in una battaglia forse presente nell’extended edition.

Il sentimento torna a risplendere oltre che nei cuori dll’elfa Tauriel (Evangeline Lilly) innamorata del nano Kili, anche nel muscoloso petto di Thorin Scudodiquercia (Richard Armitage), tanto forte quanto accecato da ricchezze terrene e in seguito rinsavito anche grazie alla tenacia di Bilbo e alla “testa dura” dei suoi compagni nani. Il ritorno infine alla Contea, momento di rara commozione e bellezza in cui Bilbo si riscopre cambiato, tant’è che non verrà riconosciuto neanche dai suoi concittadini: il potere dell’Anello sta lentamente oscurando il volere del piccolo Hobbit.

Purtroppo il film non segue esattamente il racconto di Tolkien (e già lo avevamo detto), anche se qui Jackson si riappropria del timone e va a condurre la sua nave in porto senza troppi cambi di rotta com’era avvenuto nel secondo capitolo. Non tutti i personaggi vengono approfonditi al meglio, non tutte le questioni vengono risolte e anzi sembra ci si trovi davanti a qualcosa di sbrigativo (la durata di “sole” due ore e venti fa pensare che ci siano stati molti tagli nella versione cinematografica, che in seguito verranno mostrati nelle versioni estese di home vision), l’avvicinamento dei vari schieramenti alla battaglia è forse troppo rapido e il fatto di improntare il film principalmente su combattimenti così poco trattati nel libro e non sul drago che viene presentato in maniera altisonante nel secondo capitolo per poi scomparire dalla storia nel giro di quindici minuti non è stata a mio avviso una mossa azzeccata.

Durante la stesura della recensione del primo episodio promisi che avrei valutato l’opera nella sua interezza, ecco quindi i miei personali pro e i contro della trilogia de Lo Hobbit:

 

PRO

–        Il ritorno nella Terra di mezzo

–        Il primo capitolo, molto più centrato sulla storia originale

–        Il collegamento con la precedente trilogia, con vecchi personaggi che ritornano protagonisti

–        Gli effetti speciali

–        Il cast

–        L’incontro con Gollum nella caverna, pura poesia

–        I temi musicali ricorrenti di Howard Shore

–        La Nuova Zelanda

–        Smaug (solo nel secondo film)

–        Il banchetto dei troll di montagna con i nani

–        La Contea

–        Il silenzio fra Bilbo e Gandalf alla fine della Battaglia delle cinque armate

–        Le canzoni conclusive di Ed Sheeran e Billy Boyd

–        La lotta nei barili lungo il fiume

–        La nascita di Sauron

–        Pungolo e Mithril

CONTRO

–        Filone narrativo troppo diverso dall’originale di Tolkien

–        Forse sarebbe stato meglio girare due soli capitoli

–        L’uccisione di Smaug: troppo rapida

–        La storia d’amore tra un’elfa e un nano, troppo inverosimile (forse serve a creare un’introduzione all’amicizia successiva tra Legolas e Gimli)

–        Tauriel che sfida il suo signore Thranduil per amore di un nano (scherziamo?!)

–        Il personaggio di Beorn, che compare cinque minuti nel secondo film e tre secondi in questo sotto forma di orso

 

Più punti positivi che negativi dunque: a Peter Jackson i miei ringraziamenti per avermi ispirato e fatto sognare, e i miei complimenti per essersi guadagnato una stella nella famosa “Walk of fame” di Hollywood. A tutti voi il mio consiglio di guardare i film, lasciarsi trasportare dalla magia del mondo incantato di Tolkien e soprattutto.. di leggere i libri!

Voti:

Trilogia dell’Anello: 10 e lode

Trilogia dello Hobbit: 7/8

Matteo Pozzi