Il cuore musicale del mio dicembre è stato sicuramente il concerto di David Crosby. Questo grande vecchio del rock l’ho incontrato nel magnifico scenario del teatro del Giglio, a Lucca. Sono andato in pellegrinaggio, insieme a qualche amico, senza sapere bene cosa aspettarmi, e mi sono trovato davanti un signore ancora in ottima forma, capace di strappare una lunga serie di applausi, e di mandare via il pubblico con quella sensazione un po’ piacevole e un po’ dolorosa per un ennesimo bis agognato e poi negato dall’odiosa musica registrata che annuncia sempre la fine di tutto (tranne che a un concerto di Glen Hansard, che notoriamente non finisce mai). Alternando brani recenti e pezzi storici, frutto sia degli anni passati con Stills, Nash e Young (“Dejà vù”) che con i Byrds (“Everybody’s been burned”), senza dimenticare i CPR (“Rusty and blue”), Crosby si è accompagnato da solo con una serie di chitarre (con le quali a dire il vero ha avuto qualche problema di accordatura qua e là) e ha offerto un concerto quasi senza accelerazioni, dimenticando “Almost cut my hair” ma chiudendo con una acclamatissima versione solo di “Cowboy Movie”, tratta dallo straordinario esordio solista, che vi intimo di ascoltare ora nel caso non l’abbiate mai fatto. All’uscita, c’era il banchetto dei dischi gestito dal mio amico René, e non potevo non prendere almeno un bel vinile d’annata che avevo perso nei meandri di qualche scatolone da trasloco anni fa.

In cd: Leonard Cohen, “Live in Dublin” (CD+BluRay); John Grant with the BBC Philarmonic Orchestra “Live in Concert”; CSI, “Noi non ci saremo” vol.I e vol.II

In vinile: Graham Parker & the Rumors, “Stick to me”; Crosby, Stills & Nash, “CSN”; The House of Love, “The House of Love”; Gram Parsons, “Grievous Angel”; Barbara Thompson, “Rod Argent”; John Hiatt, “Slow Turning”, Randy Newman, “Land of Dreams”.

In concerto: David Crosby, Teatro del Giglio, Lucca.

Per il resto, tra gli acquisti in chiusura del 2014, sono stati fondamentali due album dal vivo, quelli di John Grant e Leonard Cohen. Il primo ha finalmente registrato un disco che testimonia uno dei suoi magnifici concerti, e la scelta del doppio compact disc registrato con la filarmonica della BBC è un dono prezioso. La scelta dei brani, con due soli album solisti pubblicati fin qui, è praticamente perfetta, e l’arrangiamento con l’orchestrona in alcuni momenti vi fa raggiungere veri e propri apici di godimento. Al tempo stesso, chiunque (come me) abbia avuto la fortuna di ascoltare John dal vivo, probabilmente noterà che in questa occasione non ha schiacciato il detonatore della sua ugola termonucleare, che non esplode come fa di solito.  Non so se sia dipeso da una scelta o da un calo coinciso proprio con la registrazione ormai programmata, ad ogni modo non fatevi influenzare da questo dettaglio: il disco è molto bello e incornicia meritatamente la produzione di uno degli autori più dotati e intelligenti delle ultime stagioni.

Per quanto riguarda il Grande Canadese, che posso dirvi? Probabilmente sapete che su di lui non riesco a raggiungere un grado accettabile di obiettività, ma ci provo: è inutile dire che il terzo disco dal vivo nel giro di pochi anni (ai quali andrebbe aggiunto quello registrato nel 1970 sull’isola di Wight) è un prodotto un pochino ripetitivo, ma va detto che in quest’ultima monumentale raccolta (3 cd + bluray) trovano spazio anche i brani di “Old Ideas”, mai proposti fin qui in un disco live. Non basta a convincervi? C’è anche l’intera ripresa video del concerto in terra irlandese. Non vi basta neppure questo? Beh, per la prima volta c’è Leonard in HD nella versione bluray del video. Niente da fare? Allora la metto così: se avete già i due dischi dal vivo tratti dai tour degli anni Duemila (“Live in London” e “Songs from the road”) potete soprassedere, altrimenti procedete pure con l’accaparramento.

Con la raccolta in due volumi dei C.S.I. ho colmato una delle moltissime lacune in fatto di musica italiana di qualità, mentre il solito giro tra i banchetti del vinile ai mercatini mi ha portato a casa una serie di titoli interessanti in ottime condizioni, da Randy Newman a John Hiatt, da Gram Parsons a Graham Parker. Mi è piaciuto molto anche il disco con la farfalla in copertina degli House of Love, un lavoro catalogabile nel brit-pop anni ’90 ma pieno di contaminazioni e di idee provenienti dalla musica inglese del decennio precedente.

Ormai siamo già ampiamente entrati nel 2015, e ho già cominciato ad accatastare qualche titolo che troverete nelle prossime pagine del diario. L’anno appena cominciato preannuncia una serie di uscite importanti, di cui parlerò presto, ma intanto vi dico che il mio sogno sarebbe andare alla Somerset House di Londra, dove PJ Harvey registra il prossimo album davanti ai visitatori del museo e (pare) dietro a una lastra di vetro. Una di quelle installazioni di arte contemporanea che certamente non mi farebbero storcere la bocca e annodare il cervello.

Lorenzo Mei