E’ inutile girarci intorno, tanto fra poco leggerete la lista qua sotto e saprete da soli la verità. A fronte di soli cinque dischi comprati, il che farebbe pensare a un miglioramento della prognosi per la mia mania di shopping musicale compulsivo, troverete un  paragrafo nuovo, dedicato a due titoli prelevati in formato Bluray Pure Audio. Il vostro “E che roba è?” sta risuonando potente nell’androne semivuoto della mia coscienza. Vi accontento subito: è una versione per audiofili del cd, tanto per dirlo in parole povere. A questo punto proseguo per chi ha appena reiterato un “E che è?” di fronte alla parola “audiofili”. Sono delle povere anime alla continua ricerca della perfezione nell’ascolto della musica, alcune delle quali sono capaci di spendere migliaia di euro solo per il cavo che porta dall’aplificatore (di solito a valvole) alle casse. Posso permettermi questa ironia corrosiva perché, come mi è già capitato di spiegare, vivo ai margini di questa comunità, che mi desta interesse e curiosità, ma della quale non posso dirmi parte per due motivi: primo, la malattia che mi spinge ad affastellare dischi è più radicata di quella che mi spinge a sognare cavi del diametro di 15 cm; secondo, il mio conto in banca è più adeguato all’acquisto di onesti cavi che l’audiofilo medio chiamerebbe sprezzantemente: “entry level”. Se avete appena gridato “E che è?” leggendo “entry level”, procuratevi un vocabolario italiano/inglese. Non è che vi posso dire tutto io.

In cd: Czars, “Best of”; The Decemberists, “What a terrible world, what a beautiful world”.

In vinile: Nick Cave & The Bad Seeds, “Give us a kiss/Jubilee Street (Live from the Sidney Opera House”.

In Bluray Pure Audio: Beck, “Sea Change”; Ciaicovsky/Von Karajan, “Suites da balletti”.

In concerto: Stefano Bollani piano solo al Teatro Manzoni di Pistoia.

Ora, probabilmente, la domanda che vorreste fare (faccio finta che la vogliate fare) è: suonano davvero meglio, questi Pure Audio? E’ difficile dirlo, perché naturalmente li suonate con un lettore diverso da quello che usate per i cd (serve appunto un lettore bluray) e perché anche un eventuale ascolto in parallelo di due versioni dello stesso disco (pure audio vs cd) al di là di far irrompere in casa vostra alcuni energumeni vestiti di bianco decisi a farvi indossare una camicia con le maniche molto lunghe, difficilmente vi darebbe una risposta certa. All’audiofilo medio del resto, non serve questa riprova: spesso gli basta sapere che ha in casa ciò che teoricamente permette la miglior esperienza sonora possibile. Questo è sufficiente per convincere le sue orecchie tramite alcuni impulsi inviati dal cervello, e non il contrario, come dovrebbe essere.

Ad ogni modo, taglio corto, questi Pure Audio si sentono molto molto bene, io li ho presi per curiosità e non ho intenzione di costruirmi una discoteca in questo formato (che peraltro penso vivrà poco), e ve li consiglio se siete molto curiosi, come me. Ho scelto un disco con le suite dai balletti di Ciaikovsky perché per testare un formato audio è utile una registrazione complessa e non amplificata, e “Sea Change” di Beck perché è un disco fantastico, che molti accostano al suo recente “Morning Phase”, che probabilmente è il mio preferito del 2014.

Parliamo solo di musica, ora. Se avete amato i tre dischi fin qui pubblicati da John Grant (ne parlavo giusto il mese scorso), vi consiglio vivamente di prendere questo doppio best of degli Czars, la band con cui ha cominciato la carriera e che, per sua stessa ammissione, non aveva prodotto più di una manciata di canzoni veramente valide. Per una volta una compilation può essere un’alternativa alla ricerca della discografia completa.

Il singolo di Nick Cave fa parte della colonna sonora dello splendido film “Nick Cave: 20.000 days on earth” che sarà disponibile nella versione italiana (Feltrinelli con libro allegato) il 25 marzo. Il 45 giri ha due brani, è un oggetto interessante soprattutto per chi apprezzza molto il lavoro di Nick e ha già tutti i suoi album. Tipo me.

E’ molto probabile che del disco dei Decemberists parli nelle prossime settimane, dedicandogli un capitolo di “Ascoltati”. Posso dire che so già che finirà ai primissimi posti delle mie preferenze del 2015, e che potrebbe avere un degno rivale nel lavoro di Father John Misty (che poi sarebbe Josh Tillman, il batterista dei Fleet Foxes) in uscita a breve, e in quello dei Balthazar, di cui è già disponibile un singolo nei vari player on line, tra cui Spotify e Deezer.

Ora vi deposito qui un granello di curiosità: tra le cose più eccitanti che sto ascoltando in questo periodo, ci sono due lavori di persone che conosco piuttosto bene, e che sono delle mie parti. Uno è il primo album dei Piqued Jacks, una band di giovinastri che è partita dal funk-rock (mai rinnegato) e che sta conquistando una dimensione propria, riuscendo a mettere insieme suggestioni e riferimenti diversi che testimoniano una bella ricerca nell’ascolto e nell’elaborazione dello stile. Ne riparlerò, ma intanto provate ad ascoltarli qui. Sull’altro lavoro per ora non posso dirvi nulla, tranne che gira ininterrottamente nello stereo della mia macchina da parecchi giorni. Nell’androne semivuoto della mia coscienza echeggia un nitido: “E perché ne parli, se non puoi dire nulla?”.

Perché questa è la MIA rubrica.

Lorenzo Mei