L’allegria, la tristezza, la commozione, la paura. Il riso e il pianto; la nascita, l’infermità; la giovinezza e la vecchiaia. Il giorno e la notte, il passato e il presente e un futuro da inventare.

Ecco un ventaglio di emozioni e di attimi che si fanno largo nella nostra vita per andare a definire noi stessi: proprio noi, uomini in carne, ossa e sentimenti, siamo i protagonisti di questo Italy in a day di Gabriele Salvatores, documentario girato (anzi, montato) nel giro di qualche mese e uscito a fine 2014. Dico “montato” perché la pellicola è stata girata interamente da noi, italiani, gente comune che fa cose comuni, ma che, una volta osservati da vicino, riescono a esprimere l’unicità e la magia che rende ognuno di noi un essere a sé stante, e che rende merito alla nostra nazione sempre più bistrattata spesso dagli stessi italiani.

Dalle prime luci del mattino il nostro Paese si sveglia e porta a compimento ciò per cui ogni straniero ci invidia: una vita fatta di semplicità e affetto in ogni momento, con la consapevolezza che il nostro entusiasmo e la nostra forza ci faranno risollevare com’è sempre successo. Amore, passione, lavoro, intensità, commozione: per un bimbo che nasce c’è un anziano che lentamente si spegne, e sullo sfondo la dignità e la bellezza della nostra terra. Un intelligente collage di video in cui spuntano vicende più consistenti: la vita nello spazio dell’astronauta Luca Parmitano; il viaggio estatico di uno scaricatore di navi mercantili; l’attività dell’Etna vista con occhi diversi.

Il regista premio Oscar però non preme l’acceleratore su una facile retorica o su degli argomenti fin troppo consumati, ma dona a ogni aspetto del Belpaese e dei suoi cittadini la loro importanza, senza essere invadente o ripetitivo. Lo spettatore si riconosce in questo film in quanto parte di un’umanità che ripete sempre le stesse azioni, gli stessi concetti, così noti eppure così unici fra loro; la vita si viene a formare, si viene a creare, per poi essere vissuta in ogni angolo d’Italia in una giornata.

Un esperimento originale di Salvatores che, co-finanziato da Ridley Scott, firma uno dei progetti nostrani più interessanti degli ultimi tempi. Da vedere per commuoversi e per non dimenticare che gli occhi del mondo sono ancora puntati su di noi, e non in segno di ammonizione, ma di seria e costante ammirazione.

Matteo Pozzi