In questa rubrica si parla pochissimo di scrittura rosa. Avevo in parte accennato la questione qui, prendendo poi il volo verso altri argomenti; oggi invece ChomeTEMPORARY ha l’onore di ospitare tra le sue pagine Giulia Dell’Uomo, letteralmente neoscrittrice e strenua amante del rosa. Giulia nasce a Terni nel 1988 e si definisce una vera appassionata della comunicazione in tutte le sue forme. Non per nulla sceglie il marketing come carriera -è responsabile della comunicazione per un’azienda sanitaria-, ma di recente la sua anima di divoratrice di libri ha preso il sopravvento e l’ha trasformata anche in scrittrice. Da questa ispirazione è nato il suo primo romanzo Tutte le cose al loro posto (edito da Lettere Animate, in accordo con Studio Garamond Agenzia Letteraria). L’abbiamo rubata ai suoi esercizi di scrittura quotidiana e le abbiamo fatto qualche domanda; così è nata una conversazione sul romanzo rosa, sulla lettura e sulla preziosità del tempo.

Ciao Giulia, grazie per dedicarci un po’ di spazio. Partiamo subito con una delle domande al cuore della questione: sei molto giovane, responsabile marketing e comunicazione di un’azienda sanitaria e ti dichiari divoratrice di libri; dove hai trovato il tempo per scriverne uno tuo?

Giuro che il tempo per scriverne uno l’ho trovato senza cercarlo. Semplicemente la notte ha cullato le mie parole, più che il mio sonno. Ma non mi è servito molto tempo per la stesura del romanzo. Poco meno di un paio di mesi ed era terminato.

Qualche tempo fa sul blog su minima et moralia è uscito questo pezzo; si parla proprio dell’importanza del tempo per scrivere e del privilegio di averne. Ci dai una tua personalissima opinione?

È sicuramente un argomento spinoso questo. La triste realtà è che l’arte, in (quasi) tutte le sue forme, è considerata una categoria di serie B, come se non avesse il diritto di trasformarsi in lavoro. In questo mondo non è concesso vivere del proprio talento. O perlomeno, solo in pochi possono farlo e per molti altri rimane solo un sogno. Ancor più questa differenza, tra “professioni vere” e “talento-arte”, è presente negli States, dove il Dio Denaro accresce il divario in misura incontrollabile. Chi ha disponibilità economiche può scrivere libri, dormendo sonni tranquilli; chi non le ha non può godere di questo privilegio. Un mondo dove ogni scrittore possa vivere semplicemente scrivendo non credo esisterà mai.

Parliamo ora dello scrivere in senso più stretto. Secondo te, quanto ciò che si legge influenza poi quello che si scrive (sia nello stile che nelle tematiche…)?

Penso che leggere tanto sia una grande ricchezza immateriale, sotto molti punti di vista. La più grande fortuna, per un lettore che prova a diventare autore, è sicuramente quella di rubare sapientemente un pizzico di tecnica e di stile da ogni libro che legge. Io però mi rendo conto di avere uno stile tutto mio, molto diretto e anche molto veloce, nonostante legga molto. Scrivo talmente di getto che mi concedo poco tempo per pensare cosa rubare e a chi!

Qual è dunque la tua identità di lettrice?

Da quando ho pubblicato il mio primo romanzo, posso affermare con orgoglio che leggo tanti esordienti e mi sono aperta a molti più generi. In passato mi sono orientata molto sulla narrativa contemporanea e rosa; oggi ho rivoluzionato le mie letture: spazio dai thriller ai gialli, fino ai fantasy. Ma la mia scrittrice preferita rimane sempre lei: Chiara Gamberale.

Se non si è stati lettori da bambini, lo si può diventare da adulti? Eri tu stessa una lettrice da piccola?

Penso che nel nostro DNA debba esserci già un gene dedicato alla lettura. È molto difficile che un individuo che non ha mai avuto l’esigenza di toccare un libro possa poi avvicinarcisi da adulto. Ma nulla è impossibile e non lo escludo a priori. Anzi, ben vengano le persone che si scoprono o riscoprono avidi lettori. Dal canto mio posso dire che ho sempre letto molto, fin da bambina. Ma è con l’adolescenza che ho intensificato questa piacevole attività. Mi aiutava a sognare.

Come è nata l’idea per il tuo romanzo? Quale scrittore o romanzo ti hanno ispirato?

Tutte le cose al loro posto è nato guardando la vita e toccandola con mano. Non mi sono lasciata ispirare da nessuno scrittore, questo no. Ero troppo concentrata a parlare della mia visione del mondo e per questo motivo non ho lasciato spazio ad altri punti di vista. Volevo un’opera che fosse totalmente mia, con i pregi e i difetti che questo comporta. E così è stato.

Essere esordienti in Italia: le difficoltà e le soddisfazioni? Alla luce della tua esperienza, pensi di continuare la tua carriera di scrittrice?

Difficoltà? Tantissime! È un mondo dove si sgomita pur di emergere, dove si combatte a colpi di classifiche per chi vende di più. Ma la vera lotta comincia fin dal principio: la ricerca di un editore. Sono pochi quelli che riescono a dare fiducia ad uno scrittore esordiente, che tiene tra le mani un manoscritto inedito.

Tutto ciò comunque non mi scoraggia più di tanto: ho da poco terminato il mio secondo romanzo, il seguito di Tutte le cose al  loro posto, e nel mio piccolo sento di potermi ritenere davvero soddisfatta.

Ultimissima domanda: un libro che tutti dovrebbero leggere?

Un grande classico per l’infanzia, che secondo me dovrebbero leggere anche i grandi, perché spesso non si ricordano più di essere stati bambini: Il Piccolo Principe.

Giulia Dell'Uomo

 

Claudia Oldani