Dopo avervi mostrato le installazioni e gli eventi del Fuorisalone 2015, aver designato i migliori progetti di design tra i nostri “numeri uno”, dedichiamo spazio anche alle esposizioni che ci hanno lasciato un po’ perplessi, installazioni che nonostante abbiano attirato masse di curiosi e fotografi, ci sono parse piuttosto fuori luogo durante la Design Week, perché il design non lo sfioravano neanche da lontano. È il caso degli improbabili tappeti di We make carpets, che hanno riempito di colore e tanti materiali diversi, uno degli spazi di Ventura Lambrate.

Si tratta di tappeti temporanei realizzati con ogni tipo di materiale: bicchieri di plastica, spugne, pasta, soldatini, posate, gessetti, mollette, stelle filanti e molto altro ancora. Se il design nasce per rispondere a un’esigenza umana, per semplificare la quotidianità o per migliorare la qualità della vita, ci chiediamo come mai al Fuorisalone sia stato dato spazio a questi tappeti: a cosa servono? Perché sono stati “progettati”? A che bisogno rispondono? Insomma, dov’è il design? Di fronte a queste opere ci sfugge l’utilità dell’idea, la funzionalità della proposta, il design thinking che porta a costruire un processo creativo attorno a un bisogno, ponendo al centro l’uomo.

In queste composizioni, sicuramente molto scenografiche, non c’è traccia di design e ci delude vederle esposte tra le altre creazioni di design presentate quest’anno al Fuorisalone. Una moltitudine di persone infatti è passata da questo spazio, ricevendo un messaggio ben lontano da ciò che realmente rappresenta il design contemporaneo; un messaggio che confonde e allontana le masse da quella poesia, bellezza, eccellenza e armonia che solo il vero design può raccontare.

E visto che li abbiamo citati, ecco due dei nostri “numeri uno” del Fuorisalone di quest’anno, per permettervi di comprendere la nostra perplessità sulla natura di questo tipo di design, messo a confronto con quello di progetti come Unhappiness Repairer”, capace di applicare la vera natura del design thinking al modo di vivere la quotidianità, e Sen Mille Thousand”,  che unisce il design contemporaneo al suo ruolo sociale.