L’altro giorno mi sono imbattuta in questo video “Postcards from Pripyat, Chernobyl”, girato da CBS News lo scorso 24 novembre 2014, che in 3 minuti di riprese aeree -accompagnate dalla bellissima colonna sonora “Promise land” di Hannah Miller- mostra come appare oggi Pripyat, il villaggio fantasma che si trova a nord dell’Ucraina, vicino al confine bielorusso e a 3 km dalla centrale di Černobyl esplosa il 26 aprile 1986.

La prima sensazione è stata inquietudine, per le strade deserte, gli edifici abbandonati, il naturale degrado della città, il deserto. Nessun’anima viva e soprattutto, ovunque le tracce della vita delle persone che hanno vissuto lì.

Ma prima che il video terminasse, mi sono resa conto di qualcosa: la desolazione c’è, ma c’è anche la vita. E allora ho mandato indietro il video e l’ho rivisto daccapo, per vedere dall’inizio ogni particolare, ogni forma di vita che ha avuto la forza di crescere e di “riappropriarsi” dell’area: la natura.

La natura che seppur avvelenata nell’aria, nell’acqua, nel terreno, nelle radici e nel DNA, ha avuto la forza di crescere e di inglobare il cemento, le strade, gli edifici, la città. Poi ancora senso di inquietudine vedendo quanto potente può essere la natura e quanto altrettanto può esserlo l’uomo, che ha portato a tale distruzione e devastazione.

Dall’ansia all’ottimismo. La forza dell’uomo può portare anche a imprese straordinarie, specialmente se c’è volontà e cooperazione nel rimediare a errori commessi. Leggendo l’articolo pubblicato insieme al video, mi sono imbattuta ancora nella forza dell’uomo, questa volta costruttiva. Da un paio d’anni infatti, è in costruzione un enorme arco d’acciaio protettivo che andrà a sostituire il “sarcofago” costruito frettolosamente nei mesi successivi l’incidente e che si sta deteriorando e collassando. Questo grazie al governo ucraino che negli anni novanta ha lanciato un concorso internazionale volto a selezionare il miglior progetto per sostituire il vecchio sarcofago con una nuova struttura che schermi le radiazioni a oggi ancora presenti e mortali. I lavori, finanziati da oltre 40 paesi, sono iniziati nel 2012 coinvolgendo, oltre al consorzio francese di imprese vincitore (Novarka), oltre un migliaio di lavoratori provenienti da 25 nazioni.

Poiché a differenza di quanto successo 29 anni fa si è deciso di non far lavorare le persone direttamente sul sito contaminato, la nuova enorme struttura sta prendendo forma nelle vicinanze per poi essere lentamente fatta scivolare su dei binari che, una volta terminata, la porteranno (alla velocità di 10 km/h) a ricoprire il reattore 4 della centrale nucleare che ancora oggi emette radiazioni.

Ecco il video intero e il link all’articolo completo sopraccitato, ottimi punti di partenza per riflettere sulla grandezza della natura e dell’umanità.

Fonti: CBSNews.com – Focus.it