L’estate per me di solito significa: meno dischi, più concerti. L’esborso più o meno è lo stesso (al netto di qualche accredito), solo che ho meno problemi logistici legati allo spazio rimasto nel mio appartamento per vinili e compact disc. Ad ogni modo in questo 2015 a non mi avvicino nemmeno alla spaventosa media/concerti dell’anno scorso, ma mi tengo comunque allenato, un po’ per dovere e un po’ per diletto, preparandomi per la chiusura della mia estate musicale che come al solito di celebrerà al Serravalle Jazz, a casa mia, dal 30 luglio al 1° agosto, in tre piacevolissime serate alle quali vi invito ufficialmente.

Tra i concerti ascoltati fin qui, inutile dire che il migliore è stato quello di Bob Dylan (con magnifica apertura di De Gregori) a Lucca. A molti non è piaciuto, ma a mio immodesto parere c’è un malinteso di fondo: una parte del pubblico si aspetta da Dylan un concerto celebrativo della sua carriera, con almeno una ventina di classiconi da poter cantare tutti in coro. Ora, come questo malinteso resista dopo tutti questi decenni di concerti con setlist indifferenti alla volontà popolare, è per me un mistero. Il fatto è che Bob Dylan, a torto o a ragione, si considera ancora un artista con qualcosa da dire, e al pubblico che va ai suoi concerti fa ascoltare le canzoni degli ultimi 4-5 dischi, soprattutto. Quelle che tutti conoscete, tipo “Simple twist of fate” (la conoscete, vero?) o “Blowin’ in the wind”, le riarrangia rendendole quasi irriconoscibili. Ci spende tempo e fatica, non gli conviene dal punto di vista economico, visto che un tour revivalistico gli porterebbe più incassi. Qualcuno dice: Springsteen non fa così, suona molti classici ai suoi concerti, che sono indimenticabili. Vero, per carità, ma si tratta di due artisti completamente diversi. Ci ho pensato e mi è venuto di metterla così: le canzoni di Springsteen sono un po’ di tutti noi, quelle di Dylan sono sue.

In vinile: Quincy Jones, “Walking in space”; Ray Charles, “Ingredients in a soul recipe”.

In cd: Beatles, “Please please me”; Perigeo, “Genealogia”; Lalli, “All’improvviso nella mia stanza”, “Tempo di vento”; Grayson Capps, “Love songs, mermaids and grappa”; Franti, “Non classificato”; Crass, “No love no peace”.

In concerto: Bob Dylan + Francesco De Gregori a Lucca; Counting Crowes, Passenger, Santana e Sting a Pistoia; Grayson Capps a Carmignano.

Nella lista degli acquisti, mi preme citare soprattutto i due cd di Lalli, trovati grazie a Marco Pandin di Stella Nera, e le due favolose edizioni di Non Classificato dei Franti e di No love no peace dei Crass, che in qualche modo rappresentano i due versanti anarco-punk italiano e inglese. Stella Nera ha ripubblicato da poco entrambi questi lavori (quello dei Franti è un triplo cd ricco di testi e note, un cofanetto che merita di essere conquistato prima che scompaia ancora una volta per qualche anno, com’era successo dopo l’ultima edizione del 2006 a cura di Rivista Anarchica). Tra l’altro i Franti, storica band torinese degli anni Ottanta, sono anche al centro di un progetto editoriale che uscirà a breve (autunno) a cura dei Cani Bastardi (con un piccolo contributo del sottoscritto) di cui parlerò senz’altro copiosamente. Naturalmente dal punto di vista dello stile musicale, i Franti col punk hanno poco a che spartire, prendendo dal free jazz, dal folk, mettendo insieme una serie di suggestioni culturali e politiche di cui la musica si faceva veicolo. La parte centrale del cofanetto è senza dubbio “Il giardino delle quindici pietre”, album uscito nel 1986 che ancora oggi suona con una voce potente, e che vi consiglio caldamente di ascoltare (si trova anche, con il benestare dei Franti, su youtube).

Il cd di Grayson Capps, che potreste aver sentito cantare nella colonna sonora di un bel film indipendente intitolato “Una canzone per Bobby Long”, con John Travolta e Scarlet Johansson, è un’edizione destinata al solo mercato italiano, un album fatto un po’ in casa, diciamo, con un cd che contiene una compilation delle canzoni di questo folksinger dalla voce graffiata e un altro con qualche inedito registrato insieme al chitarrista italiano J Sintoni. L’ho preso al bel concerto alla Rocca di Carmignano, in Toscana (tra Pistoia e Prato), che è uno dei posti più magici che si possano immaginare per organizzarci piccoli concerti. Sempre che non vi dispiaccia troppo arrampicarvi a piedi sulla collina, in piena estate. Ma state tranquilli: se ce l’ho fatta io, e se siete dotati di due gambe, per voi sarà uno scherzo.

Lorenzo Mei