Quante volte avete provato a mettervi nei panni di qualcun altro? A indossare gli abiti di uno sconosciuto e calarvi nella sua vita per avvicinarvi a una nuova prospettiva? Un detto anglosassone dice che prima di giudicare qualcuno bisogna provare a camminare per un miglio con le sue scarpe. Ed è quello che il Museo dell’Empatia di Londra invita i propri visitatori a fare, letteralmente, con l’installazione “A Mile in My Shoes” che inaugurerà domani l’apertura del museo sul Tamigi.

Spesso succede di provare empatia con i familiari e le persone a noi care, ma immersi come siamo nel mondo digitale, che ci bombarda da mattina a sera di informazioni, pubblicità, micro-news, immagini, gossip e polemiche, le cose a noi più lontane passano come treni davanti ai nostri occhi, e farsele scivolare addosso è un attimo. Immagini di tragedie, articoli sui conflitti in terre lontane, notizie di persone malate che in realtà ci toccano per il tempo di un caffè al bar o di un “I Like” su Facebook. Stiamo perdendo la capacità di comprendere le altre persone, perché storie, culture ed esperienze profondamente diverse dalle nostre ci allontanano e dividono. È da qui che nascono indifferenza, pregiudizi, e disuguaglianza.

E probabilmente questo succede perché viviamo in una società che ci porta a concentrarci su noi stessi, a guardare al nostro orticello. Sembra un paradosso ma ai tempi dei social network e smartphone -che ci raggiungono ovunque- è sempre più difficile socializzare e fermarsi a vivere una vera “emozione partecipata”. E così, fortunatamente, nascono iniziative volte a riscoprire il rapporto umano tra vicini di casa, a socializzare, ad aiutarsi reciprocamente.
Il nuovissimo Museo dell’Empatia di Londra è una di queste iniziative, nasce più o meno con il medesimo scopo, come “antidoto al mondo “iper-individualistico” che ha eroso le nostre capacità empatiche”. Le nostre capacità, intrinseche nella natura umana, di apprezzare punti di vista, esperienze e sentimenti degli altri.

“L’empatia è l’arte di mettersi nei panni di qualcun altro e di vedere il mondo attraverso i suoi occhi. È lo strumento più potente che abbiamo per capire la vita degli altri.”

Roman Krznaric, fondatore del Museo dell’Empatia

Se l’empatia è l’antidoto che ci serve nel 2015, un museo sulle sponde del Tamigi dove indossare -letteralmente- i panni di uno sconosciuto, passeggiare con le sue scarpe ascoltando la sua storia, potrebbe essere l’appropriata posologia dei nostri tempi. Potrebbe anche funzionare una biblioteca umana, dove anziché libri, si prendono in prestito le “menti-aperte” di persone disposte a incontrare, parlare e condividere storie con chiunque sia interessato ad ascoltare, indipendentemente dalla cultura, dal gap generazionale o dalla provenienza sociale.

Perché no? Perché non aiutare le persone a condividere sentimenti e riscoprire così il valore della partecipazione alle emozioni altrui? Certo, questo non dovrebbe succedere in un museo, ma nella vita di tutti i giorni, però sperimentare un momento di “empatia forzata” in un museo, potrebbe essere un buon inizio per poi trasferire l’esperienza nella vita reale.

“A Mile in My Shoes” è pensata per essere un’installazione itinerante; a Londra è stata realizzata con la collaborazione dei cittadini di un quartiere della città: ai passanti viene chiesto di scegliere un paio di scarpe di uno sconosciuto e camminare lungo le sponde del fiume ascoltando in cuffia la storia del proprietario. Gli eventi che saranno organizzati al Museo dell’Empatia saranno fruibili anche online, dal sito web dedicato ove è già stata creata una libreria digitale di film e libri, volti a stimolare la sensibilità di ciascuno.