Le crude immagini che girano sul web, le polemiche e la strumentalizzazione della “situazione migranti” in Europa, hanno portato (in un modo o nell’altro) l’attenzione del mondo a questa problematica. Non che il fenomeno della migrazione sia una novità, ma l’aumento di sbarchi, e al contempo di perdite umane, ha fatto sì che se ne parlasse molto di più e questa volta non solo a livello politico ma anche tra il grande pubblico (complice ovviamente il web). Come sempre sui social network se ne vedono e se ne leggono di ogni, ma la bella notizia è che funzionano anche come strumento di sensibilizzazione e solidarietà. Ai più non importa che si tratti di rifugiati o profughi (e comunque sarebbe bene conoscerne la differenza), di fronte alla disperazione e morte si pensa all’accoglienza. Basta parole, critiche e manovre politiche, qualcuno ha deciso di passare ai fatti; e se il governo non fa abbastanza per i migranti, ecco che le azioni di accoglienza e solidarietà arrivano direttamente dai cittadini.

Cittadini ungheresi portano scarpe alla stazione di Budapest per i migranti in arrivo

È successo recentemente in Islanda quando, dopo che il governo ha offerto accoglienza a cinquanta rifugiati siriani, i cittadini, trovando insufficiente tale offerta, hanno lanciato un appello sull’evento Facebook dedicato e creato ad hoc: “Syria’s Calling”. L’immagine di copertina riporta la frase: “Solo per il fatto che non stia succedendo qui, non significa che non stia succedendo”, e nel giro di 24 ore l’appello è stato firmato da 12mila persone che hanno aperto la porta di casa ai rifugiati siriani offrendo loro un posto letto, vestiti, cibo e aiuto in generale.

Succede anche che la solidarietà sia contagiosa e, sempre tramite Facebook, le chiese battiste inglesi si sono mobilitate per offrire ciascuna 5 posti ai rifugiati siriani. La pastora Juliet Kilpin ha scritto sul gruppo Facebook (Baptist Collaboration UK): «Se l’Islanda (con una popolazione di 300.000) riesce a trovare lo spazio per 12.000 profughi siriani, possono le nostre 2.200 chiese offrire 5 posti ciascuna e dire al nostro governo che siamo in grado di ospitare e prenderci cura di 11.000 rifugiati, se li lasceranno entrare? Nella migliore delle ipotesi, ci prendiamo cura delle persone nel momento del bisogno. Nella peggiore, mostriamo che i Battisti sono radicalmente accoglienti e provano vergogna che il governo non offra rifugio sicuro a coloro che fuggono dalla guerra». Le offerte di posti letto non hanno tardato ad arrivare, dopo qualche giorno si è arrivati a 250 offerte e il numero sembrerebbe continuare a salire.

Ciascuno dà quel che può, come i due sposini turchi Fethullah Üzümcüoğlu e Esra Polat, che hanno condiviso il proprio banchetto nuziale con i rifugiati siriani del campo profughi vicino alla loro città (Kilis, città vicino al confine con la Siria dove da mesi migliaia di profughi tentano di oltrepassare la frontiera).

“Ho pensato che non era necessario condividere una grande cena in famiglia e con gli amici, quando ci sono così tante persone in difficoltà che vivono accanto a noi”.

Senza andare troppo lontano, esempi di solidarietà e accoglienza cittadina se ne trovano anche in Italia, e ancora una volta tramite i social network! È stato il gruppo Facebook Residenti in Via Fondazza – Bologna, conosciuto per aver lanciato la prima social street italiana, a pubblicare offerte di coperte, scarpe, vestiti e tende da donare ai migranti accampati a Ventimiglia. A loro si sono aggiunte altre social street che tutte insieme stanno raccogliendo nel garage messo a disposizione da un cittadino, ogni sorta di materiale offerto: “Quello che stiamo facendo è essere solidali e nulla di più”.

Fortunatamente in Italia, oltre che privati cittadini, sono diverse le realtà che si stanno mobilitando per aiutare i migrati: comuni, centri Caritas e associazioni laiche. Sarebbe bello condividere sui social network notizie come queste, esempi concreti di cosa si può fare e si sta facendo per aiutare i migranti, così accanto a immagini shock, critiche e polemiche, apparirebbe qualche iniziativa solidale. Post, commenti, condivisioni e “mi piace” si potrebbero trasformare in un’azione concreta spinta solo da un sano senso di solidarietà verso il prossimo.

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Sources: Internazionale.it – sociale.corriere.it – Redattoresociale.it – Huffingtsonpost.it – Repubblica.it