Proprio ieri sera il mio amico Lucio, sentendomi dire che non ho niente a che fare con il collezionismo, mi ha chiesto: “Ah no? E come la chiami quella cosa che compri tutti quei dischi e li metti uno accanto all’altro sugli scaffali?”. Ho risposto come faccio sempre: “Io non cerco dischi da collezione, rarità o prime stampe, io li compro per ascoltarli”.  Al che naturalmente mi ha fatto la domanda che mi fanno tutti, tranne me stesso: “E quando mai trovi il tempo di ascoltarli tutti?”. E’ un’ottima domanda, che in fin dei conti potrebbe contenere la risposta in quel piccolo avverbio di tre lettere. Comunque la mettiamo, non sono un collezionista, uno di loro non farebbe mai una lista come questa, piena zeppa di cd comprati a 3 e 5 sterline. Semmai sono un accumulatore seriale, pronto per un blitz di Real Time Tv. Lo dico anche per gli eventuali topi d’appartamento che potrebbero imbattersi in questa rubrica: in casa mia non troverete niente che valga un’effrazione, a meno che non amiate, ma proprio tanto, la buona musica.

In cd: Glen Hansard, “Didn’t he ramble”; V.V.A.A., “Rough Trade End of the road 10th anniversary” (2 cd); Bobo Rondelli (con Stefano Bollani), “Disperati intellettuali ubriaconi”; Nico Gori 4et, “Il gioco dei contrasti”; Nick Drake, “Five leaves left”; Bill Fay, “Who is the sender”; Mark Lanegan, “Houston (Publishing Demos)”; Sandy Denny, “Like an old fashioned waltz”; The Frames, “Another love song”, “Latitude”; The Stooges, “Fun house”; James Brown, “Live at the Apollo 1962”; Mac De Marco, “Another one”; Iron & Wine, “The creek drank the craddle”; Faust’O, “Suicidio/Poco Zucchero”; Shilpa Ray, “Last year’s savage”; The Kinks, “Something else by The Kinks”; The Roar at the Door, “Il mondo che verrà”; tame Impala, “Currents”; Sonic Youth, “Goo”.

In vinile: The Pop Group, “Y”.

Agenda live: 16 ottobre Glen Hansard in concerto a Bologna; 30 ottobre Glen Hansard a Lucca (presentazione del fumetto-ep “Lowly Deserter”); 30-31 ottobre a Torino presentazione di “Franti: perché era lì. Antistorie da una band non classificata”.

L’elenco è troppo lungo per una scansione ragionata nel dettaglio. Punto ancora sull’anedottica: anche quest’anno sono tornato nei miei tre negozi di dischi preferiti, a Londra: Rough Trade East, Sister Ray e Fopp. I primi due li amo per quello che sono, anche se Sister Ray nella nuova sede non è più lo stesso, il terzo invece per quello che c’è dentro e per i prezzi appiccicati alle copertine. Quando ti capita di vedere tutta la discografia dei Kinks a 5 sterline cadauno in edizione deluxe con versione mono/stereo, capisci che la sindrome di Stendhal è nuovamente in agguato. Fai un metro e ti trovi il primo album di Nick Drake allo stesso prezzo, e poi Sandy Denny, James Brown, i Sonic Youth, gli Stooges, tutto il jazz a 3 sterline. Alla fine ti accorgi che hai in mano una ventina di dischi, e che qualcosa dovrai per forza lasciare sul bancone se vuoi salire sul volo di ritorno. I dischi usciti pochi mesi fa sono già a 7 sterline, quelli nuovi ne costano 10. Mia moglie prega perché Fopp non sbarchi mai in Italia, ma credo che possa stare moderatamente tranquilla.

Non tutto comunque viene dall’Inghilterra: Glen Hansard (gran disco: ne parlerò presto) e Shilpa Ray arrivano da Lucca, così come il 2×1 di Faust’O. Il secondo album del clamoroso quartetto “The roar at the door” (Pareti-Bearzatti-Ottolini-Paoli) l’ho preso direttamente dalle mani di Lello Pareti a fine agosto al Serravalle Jazz, dopo aver assistito a uno dei concerti migliori degli ultimi anni, con Nguyen Lè ospite d’onore, capace di inserirsi con la sua chitarra elettrica distorta e con i suoi effetti elettronici, nella spina dorsale di un gruppo affiatato come pochi e trascinato dall’irresistibile dialogo sax-trombone. Il disco ovviamente non racconta tutto quello di cui si gode dal vivo, ma d’altra parte rende merito alle composizioni di Pareti, e lo consiglio a tutti gli amanti del jazz che non conoscono questa formazione.

E’ affollato anche il calendario dei miei appuntamenti. Tra pochi giorni andrò a Bologna a sentire Glen Hansard, con ancora in mente in concerto strabiliante di Firenze nel 2013 e la secret gig di Lucca, poco più di un anno fa. Hansard tra l’altro tornerà a Lucca a fine mese, per presentare un progetto discografico nato dalla mente vulcanica di quel pazzo del mio principale spacciatore di dischi, uno che nel 2015 ha avuto la bella pensata di fondare un’etichetta discografica. I dettagli li trovate qui. Quel giorno tra l’altro sarà faticoso per il sottoscritto, perché dovrò sdoppiarmi e mandare una metà di me stesso (comunque una cinquantina di chili buoni) a Torino per la presentazione del libro dedicato ai Franti scritto dal collettivo Cani Bastardi, e al quale ho dato, come già detto in passato, un piccolo contributo. Il 30 ottobre appuntamento all’El Paso, il giorno dopo all’Officina Spazio 500. A suonare, tra gli altri ci saranno Lalli e Stefano Giaccone, entrambi parte dei Franti all’epoca (anni Ottanta). Non capita tutti i giorni di poterli riascoltare insieme, e non capita nemmeno che venga pubblicato un libro che nasce da una storia musicale così poco afferrabile e per niente classificabile come quella. E anche il libro è così, ve lo dico subito.

di Lorenzo Mei