“A casa lontani da casa” per sentirsi accolti e a proprio agio quando si viaggia per motivi di salute. È il progetto promosso dalle quattro onlus, Prometeo, CasAmica, Lilt e Avo, allo scopo di fare rete per rispondere a un bisogno concreto, quello di migliaia di persone che ogni anno raggiungono Milano da tutta Italia o dall’estero, per ricevere cure sanitarie in strutture specializzate.

Spesso viaggiare per motivi di salute rappresenta un grosso disagio, principalmente di natura economica poiché oltre a dover pagare le visite e terapie specialistiche -che spesso a buon mercato non sono- i pazienti devono fare i conti anche con le spese per il viaggio e per il soggiorno a Milano. La maggior parte delle volte inoltre, i malati che non sono in grado di viaggiare da soli si spostano con parenti o accompagnatori, facendo lievitare la spesa totale. I disagi incontrati dalle persone che si spostano per visitare le strutture mediche, possono essere anche psicologici, perché spesso si tratta di persone che sono costrette ad allontanarsi da casa, lasciare i propri affetti e sicurezze, per raggiungere un posto estraneo nel quale devono affrontare la realtà della propria malattia.

A casa lontani da casa ha perciò creato una rete milanese e lombarda di Case di Accoglienza per malati e familiari che offrono alloggi temporanei a prezzi accessibili. Il servizio, partito nel 2013 con meno di cento posti letto, ad oggi riesce a soddisfare il bisogno di oltre milleduecento posti in ottanta unità immobiliari tra Milano e dintorni. Esiste un numero verde (800161952) e un portale dove è possibile ricercare gli alloggi ospitanti scegliendoli in base alla loro posizione rispetto alla struttura ospedaliera in cui si devono effettuare le visite. Dunque basta selezionare la tipologia di alloggio, il numero di ospiti e il nome dell’ospedale o clinica medica; i prezzi vanno dai 15 ai 25 euro, in alcuni casi è richiesta solo una libera offerta. In progetto di integrare l’offerta con un servizio gratuito di trasporto casa-ospedale per i malati in difficoltà e un supporto psicologico.

 

 

 

 

 

Source: Corriere Sociale