“Polvere alla polvere, cenere alla cenere” così dice la Bibbia. Non è mai piacevole pensare alla morte, soprattutto in questi termini, ma in una visione  più metafisica della vita e della morte, lo stesso concetto può divenire qualcosa di poetico e romantico! Questo grazie al ciclo della natura e a nuovi metodi ideati per la sepoltura che, letteralmente, ricongiungono l’uomo alla terra.

C’è chi le chiama urne biodegradabili, sepolture verdi o gusci organici, il principio è sempre lo stesso: i resti o le ceneri dei nostri cari anziché finire in una bara o un’urna, vengono inseriti nel ciclo della natura insieme a terra e semi. Anziché far visita a una lapide di pietra, si entrerebbe in una foresta di alberi che crescono commemorando i defunti. Anziché prendersi cura di un’urna per ciò che contiene, ci si prenderebbe cura di una pianta che vive e cresce, per sempre legata al ricordo di una persona cara che non c’è più.

Nulla a che vedere con strane idee sulla reincarnazione o credo religiosi, per molti quella dell’urna biodegradabile rappresenta una sepoltura ecologica, un’alternativa alla tradizionale procedura, più vicina alla natura e al grande ecosistema che ci ospita sulla Terra. Qualcosa che ci ricongiunge alla terra contribuendo a trasformare il luogo in cui ricordiamo i nostri cari più verde e piacevole.

Il designer spagnolo Martin Azua ad esempio, ha progettato un’urna biodegradabile, la Bios Urn. L’involucro è costituito da cellulosa e gusci di cocco, mentre al suo interno si trova torba nella quale aggiungere le ceneri del defunto e il seme di una albero a scelta (che dipende dal gusto personale ma anche dal luogo in cui poi si pianterà l’urna). In questo modo, una volta che l’urna è sepolta, inizierà a germogliare e da essa crescerà un albero.

Bios Urn by Martin Azua

Bios Urn by Martin Azua

Anche Poetree è un’urna biodegradabile basata sul medesimo principio, la differenza sta nella progettazione dell’urna, questa volta firmata dalla designer francese Margaux Ruyant.

Poetree by Margaux Ruyant

Poetree by Margaux Ruyant

È invece made in Italy il progetto Capsula Mundi dei designer Anna Citelli e Raoul Bretzel; in questo caso l’urna è una capsula, sempre organica e biodegradabile, nella quale vengono racchiusi i resti dei nostri cari. Non si parla dunque di ceneri ma proprio di resti, infatti il defunto viene “incapsulato” in posizione fetale e si trasformerà, col tempo, in sostanze nutritive per la pianta che crescerà sui suoi resti. Capsula Mundiè al momento solo un concept perché la legge italiana vieta questo tipo di sepoltura.

Capsula Mundi

Capsula Mundi

Può suonare forse un po’ macabro, ma anche questi processi fanno parte del ciclo della vita, è la natura. Inoltre, rispetto all’immagine di tornare alle origini trasformandosi in polvere e cenere, l’idea di dare vita a un albero dopo la morte è sicuramente più romantica e senz’altro “green”!

Source: greenme.it – Ziqqurat.eu