Non compilare questo diario con sufficiente frequenza e puntualità, alla fine mi causa problemi di sintesi non da poco. Raccontare tutto in una volta quello che è successo nel mese di ottobre, parlando di musica, sarà un’impresa, e probabilmente farò confusione. Però bisogna che ci provi. Il fatto è che alla fine del mese scorso sono accadute un paio di cose che aspettavo da molto tempo, per puro caso negli stessi giorni, con una concentrazione particolare il 30 ottobre, un venerdì che non mi scorderò facilmente. Mentre a Lucca Glen Hansard presentava un disco pubblicato dalla Sky Stone & Records, che poi sarebbe l’etichetta del negozio di dischi del mio cuore, a Torino veniva svelato il libro “intorno ai” Franti al quale ho dato un piccolissimo contributo, ma a cui tengo moltissimo. Di entrambe le cose ho già parlato qui, ed entrambe hanno riscosso un successo quasi inatteso. Non sono riuscito ad andare personalmente in Piemonte ad ascoltare Stefano Giaccone, Lalli e la rappresentanza dei Cani Bastardi (il collettivo che ha curato il libro), e mi sono immerso con tutta l’anima nella hansardmania che per un paio di giorni ha travolto Lucca, e che ha avuto l’apice in due appuntamenti, uno mattutino (presentazione del disco-fumetto) al Lucca Comics e uno serale (concerto privato con setlist di diciannove pezzi più jam session di altri sette), che ho provato a raccontare qui. Il vinile, la cui copertina è un fumetto disegnato da Fabio Visintin, è stato stampato in 500 copie, e se vi interessa saperne di più scrivete a order@skystoneandsongs.it

In vinile: Glen Hansard, “Lowly deserter” (Ep edizione limitata); Suzanne Vega, “Suzanne Vega”; The Beau Brummels, “Bradley’s barn”; Judy Henske & Jerry Yester, “Farewell Aldebaran”; Peter Case, “The man with the blue postmodern fragmented neo-traditional guitar”.

In cd: John Grant, “Grey tickles, black pressure”; Ivan Graziani, “Parla tu”, “Rock italiano 100%” (box 6 cd)

In libro+dvd: “Franti – Perché era lì – Antistorie da una band non classificata” (Nautilus)

Il libro sui Franti, è bene chiarirlo, non è propriamente un libro “sui” Franti. Per spiegarlo parto da qui: i Franti erano una band torinese degli anni Ottanta che per un certo periodo ha vissuto in gruppo nella stessa casa. In una stanza c’era per terra una specie di cerchio in cui ognuno dei componenti, ma anche gli amici, i compagni, i visitatori occasionali, mettevano qualcosa che li aveva colpiti nell’ultimo periodo: un disco, un libro, una fotografia, una poesia, il titolo di un film, cose di questo genere. Il libro è fatto un po’ così: dentro non ci sono (solo) le canzoni dei Franti (ben rappresentate nel dvd multimediale) o la storia della band, ma una serie di altre suggestioni che si legano ai Franti in vario modo, che ripercorrono le stesse strade, che si nutrono delle stesse passioni politiche, o che ispirarono quell’esperienza, che sarebbe riduttivo limitare alla musica. Non è abbastanza chiaro? Lo immagino, e non posso che suggerirvi di leggere il libro, o di dargli un’occhiata, per capire meglio di che si tratta. E’ un oggetto strano e bello, questo ve lo dico con il cuore. Qui sotto un video tratto dalla presentazione all’Officina 500, il 31 ottobre.

Il terzo capitolo importante di ottobre riguarda Ivan Graziani. L’uscita di una nuova edizione del live “Parla tu” ha acceso la miccia che ha fatto esplodere una piccola fissazione per questo cantautore. Che ovviamente conoscevo, ma che non era degnamente rappresentato nella mia collezione. Ho rimediato con un cofanetto trovato sul internet, che contiene sei album: Ballata per quattro stagioni, Pigro, Viaggi e intemperie, I lupi, Agnese dolce agnese e Nove. Non potrei consigliarvelo più caldamente di quanto cerco di fare in questo momento, specie se le canzoni di questo personaggio scomparso prematuramente, non vi avessero mai incontrato. All’incrocio tra cantautorato, pop raffinatissimo e rock italiano (il titolo del cofanetto in realtà è l’unica cosa fatta male), nel suo canzoniere troverete una serie di perle, anche al di là di quelle che conoscete, come “Lugano Addio” o “Agnese”.

Impossibilitato a  parlare dettagliatamente dei miei acquisti vintage in vinile (molto orgoglioso soprattutto per il Peter Case), accenno al disco di John Grant, di cui scriverò presto (stavolta è una promessa) e che sarà sicuramente uno dei miei preferiti del 2015.

di Lorenzo Mei