Se hai 44 anni, ascolti Bob Dylan da tre decenni, lo ami alla follia più o meno da quando ti sei messo al volante di un’auto la prima volta, e il trittico “Bringing it all back home”, “Higway 61 revisited” e “Blonde on blonde” rappresenta per te l’apice della bobbità assoluta, dovresti sapere in anticipo che una raccolta di outtakes e versioni alternative tratta dalle session per quei tre album è in grando di stenderti come poche cose al mondo, in ambito musicale. Invece succede che vai in negozio, compri quel disco con la noncuranza meccanica di chi non può farne a meno quando si parla di Lui, e arrivato a casa lo metti nel lettore quasi sovrappensiero, mentre guardi distratto le foto del booklet. E’ in quel momento, proprio allora, che – SBAM! – ti arriva addosso un tir carico di bellezza tale che devi smettere di fare qualsiasi altra cosa, che non puoi rispondere a tua moglie che – ne sei quasi sicuro – ti sta chiedendo qualcosa proprio in quell’istante  – e devi arrenderti all’ascolto di entrambi i cd così come ci si prostra davanti a una visione mistica. L’unica cosa che devi sapere è che, dopo l’ultima canzone, quando ti accingerai a dire: “Amore, mi stavi dicendo qualcosa?”, devi essere pronto al peggio.

In cd: Bob Dylan, “The bootleg series vol. 12 – The best of the cutting edge” (2 cd); Van Morrison, “Astral weeks (Expanded remasterd); Esterina, “Dio ti salvi”; Franco Battiato “The Emi collection vol.2”.

Insomma, pur compresso da uno sforzo sovrumano di misura e sobrietà, credo che il mio apprezzamento per il dodicesimo capitolo della saga Bootleg Series di Dylan sia emerso dalle parole qui sopra. Senza mezzi termini, penso che sia un disco essenziale non tanto per i fan, che a quest’ora lo avranno già riposto sullo scaffale da settimane, ma per tutti coloro che si interessano anche vagamente a quel genere musicale chiamato rock and roll. L’inizio abbagliante con “Love minus zero/no limits” varrebbe da solo l’intero esborso (vi consiglio la versione 2cd, ma ne esistono varie, tra cui anche una monumentale da 18 cd, che potete ritirare direttamente nel reparto psichiatrico dell’ospedale più vicino a casa), ma la forza vera di questa raccolta sta almeno in due caratteristiche generali. Primo, la qualità enorme dei pezzi selezionati, e non poteva essere altrimenti visto che si parla del 1965-66. Secondo, le versioni di alcuni brani completamente diverse da quelle “ufficiali”, su tutte forse “Visions of Johanna” e “Just like a woman”, che ci fanno capire ancora una volta come quello di stravolgere le proprie composizioni non è un vezzo che Dylan ha maturato con il passare degli anni: le sue canzoni hanno vite multiple fin dalla nascita, e la storia e i ricordi canticchiati di molti di noi avrebbero potuto essere diversi se un take 4 fosse stato scelto al posto di un take 2. In questo caso, naturalmente,  tutte le versioni sono bellissime (non direi che sono migliori di quelle ufficiali, non è quello il punto), perché in questo biennio Bob Dylan era al limite del soprannaturale. Più del solito, intendo.

E’ quasi immorale che nello stesso giorno in cui ho preso questa meraviglia, abbia comprato anche la versione (finalmente) rimasterizzata di Astral Weeks, uno dei dischi più belli mai pubblicati su questo pianeta. Aspettando di ri-vedere prima poi dal vivo il re di tutti i burberi (Dylan al confronto è un compagnone adorabile) dopo una serata non proprio indimenticabile a un Pistoia Blues di molti anni fa, ho messo questo cd accanto al vinile tedesco che già avevo, perché il suono ora è decisamente migliorato rispetto alla versione precedente, il che significa che non siamo più costretti a sentire Van Morrison che canta dentro un imbuto ricoperto di asciugamani di spugna, un po’ come Fantozzi quando camuffa la voce al telefono. Ma senza accento svedese.

Battiato è uno di quei cantanti di cui ho pochi dischi e di cui conosco praticamente tutte le canzoni, non si sa perché. O meglio si sa: perché lui, come pochi altri (Battisti in cima alla lista) è parte della colonna sonora di tutti noi, ci ha installato nella memoria una quantità di canzoni che forse non sospettiamo, ma che emergono ad ogni ascolto causale con la classica esclamazione: “Anche questa la conosco!”. Ad ogni modo ho rimediato alla scarsità della mia collezione con questo cofanetto economico in cui ci sono cinque album: “Mondi lontanissimi”, “Fisiognomica”, “Il caffè de la Paix”, “Come un cammello in una grondaia” e “L’ombrello e la macchina da cucire”.

Infine, in questo mese inusistatamente scarso nei numeri ma incredibilmente pieno di qualità, ho comprato il terzo album degli esterina. Che è il mio disco italiano preferito del 2015 (non è la mia materia, ma così stanno le cose) e di cui parlerò su questo diario tra pochi giorni, perché merita un capitolo tra gli “Ascoltati”.

E ora, finalmente: amore, mi stavi dicendo qualcosa?

di Lorenzo Mei