Quando ascolti le canzoni degli Esterina non puoi fare a meno di pensare ai campi, al paese, al lavoro, alle passioni vere, alle storie raccontate a voce, al carattere ruvido e onesto della Toscana che sta tra la costa versiliese e le montagne che la guardano dall’alto. Eppure non c’è la polvere del già sentito sul terzo disco, “Dio ti salvi”, che suona una musica del 2015, a cui non manca nulla per trovare un posto alla tavola buona del rock italiano. E non c’è nemmeno una connotazione localistica, anche se Fabio Angeli mette un “tu'” dialettale al primo verso del primo pezzo, perché non si vergogna di dire subito da dove viene. C’è un sapore di antico, di essenziale, di quella parsimonia che si cura del necessario, ma è un sapore che si rintraccia nelle sfumature: negli echi di cantilene che spuntano dai ritornelli, nelle strofe che parlano di lavoro con la vanga, di molliche di pane nascoste in tasca (“Pantaloni corti”), di panni stesi che celebrano la quotidianità di un affetto perduto (“Dio ti salvi”).

Esterina su quella tavola di cui dicevo prima, e che certo non permette nemmeno ai migliori di fare scorpacciate, porta oggi ciò che si è guadagnata e ha risparmiato negli ultimi quattro anni, dai tempi del precedente “Come satura”: è stata un’attesa abbastanza lunga, ma ripagata, perché questo è il disco più maturo, un album in cui le parole come al solito non cercano strade facili e in cui il suono trova una sintesi che somiglia a un marchio di fabbrica. Restano le dissonanze e i graffi dei lavori precedenti (“Stanno tutti bene”), la chitarra distorta si lega benissimo ai fiati, le percussioni scuotono là dove ce n’è bisogno (“Sovrapporre”), in generale il lavoro di arrangiamento è inappuntabile e contribuisce a trovare un punto d’incontro interessante tra vocazione cantautorale, rock e post-rock (“Fabula sangue”). Tutto questo succede, e forse qui sta la differenza, in una manciata di brani che crescono ad ogni ascolto, ma che conquistano fin dal primo, e che si fanno cantare come mai prima d’ora.

Basta prendere la parte finale di “Pantaloni corti”,  che apre l’album: al terzo ascolto vi pago se non sarete costretti ad alzare il volume e aggiungervi in coro. La stessa cosa vale per la preghiera che sigilla “Dio ti salvi”, o per la riflessione amara e dolorosa di “Stanno tutti bene”: “Sai che coraggio/avere i tuoi anni guardarmi negli occhi/ e dire che puoi rovinarmi tutto”. Quello che manca è la retorica facile, perfino in “Stesse barche”, che si avvicina a un tema spesso sfregiato come quello dei migranti: “Chi è nato qua/chi è nato altrove e casa sua è una paura/di passare una barriera/un mare come una tortura/e non si sa, se attraversare porta tutti da qualche parte/se mio fratello, Dio, la legge/sono sulle stesse barche”. C’è anche l’amore, declinato in stile Esterina: “Puta” racconta di un amore che si paga, “Canzonetta” di uno che non si può comprare, “Mutande” di un altro che non si controlla.

Di Fabio Angeli, Massimiliano Grasso, Giovanni Bianchini, Michele Vannucchi e Lorenzo Del Grande in queste settimane cominciano ad accorgersi in tanti, e a loro viene tributata la stima che meritano. Non cercano di piacere per forza, non suonano dal vivo tutti i giorni (per usare un eufemismo), cantano roba come “Consola tragedie di ogni sera/e spalanca le finestre alla paura/Si muore di sogno e di realtà”, e fanno un concerto di natale in cui registrano questo pezzo.

Vanno apprezzati anche per questo: in un mondo in cui con la musica non si arricchisce più nessuno, è giusto fare quello che ci piace davvero, e magari facendolo con la testa sufficientemente dura alla fine qualche mollica di pane si raccoglie.

Gli Esterina tra pochi giorni, venerdì 11 dicembre alle 18, suoneranno allo Sky Stone & Songs a Lucca, il negozio di dischi di piazza Napoleone, e presenteranno un ep in vinile con due  pezzi (il titolo è “Stanno tutti bene”) e uno splendido lavoro grafico (nell’immagine qui sopra vedete il grande poster che ripiegato su se stesso diventa la copertina del disco) di Rocco Lombardi, autore da seguire con grande attenzione. Sarà la seconda uscita della Sky Stone & Records dopo “Lowly Deserter” di Glen Hansard, e l’ennesima follia visionaria del patron René Bassani, a cui credo di avere già accennato prima d’ora.

di Lorenzo Mei