Il DESI (Digital Economy and Society Index) è l’indice dell’economia e della società digitale definito dalla Commissione Europea (DG CNECT) con l’obiettivo di fornire un quadro generico sulle prestazioni digitali in Europa e sullo stato di avanzamento dei Paesi Membri in materia di competitività digitale. Le dimensioni che vengono indagate e su cui viene effettuata una media ponderata sono cinque:

  • Connettività – include indicatori di copertura ed utilizzo della banda larga sia fissa che mobile
  • Capitale Umano – include indicatori sulla presenza di competenze digitali nella popolazione
  • Uso di Internet – relativo agli indicatori che misurano l’uso di internet da parte della popolazione per scopi non legati ai servizi pubblici quindi per forme di intrattenimento quali musica, film, tv, videogiochi, attività di comunicazione come video chiamate tramite i social network e attività di ecommerce
  • Integrazione delle tecnologie digitali – area relativa agli indicatori che misurano il livello di integrazione delle tecnologie digitali da parte delle imprese di un paese e il livello di sfruttamento dell’ecommerce, cioè del canale di vendita online da parte delle piccole e medie imprese

Sviluppo digitale dei servizi pubblici – include indicatori sulla disponibilità ed utilizzo dei servizi pubblici online, analizzando dettagliatamente il livello di completezza dell’offerta eGovernment del paese, l’impegno del governo a sviluppare/migliorare/aggiornare tali servizi, e analizzando gli sviluppi nella digitalizzazione del settore sanitario in un paese con riferimento all’uso della tecnologia da parte dei medici, scambio elettronico di dati medici tra professionisti e invio di prescrizioni online alle farmacie

La situazione generale ci mostra come il divario tra i Paesi più avanzati e quelli più arretrati si sia ridotto di poco nell’ultimo anno, rimanendo rilevante. In alcune aree, come quella dei servizi pubblici digitali, il divario è anche aumentato (il punteggio della prima, la Danimarca, supera quello della Bulgaria, di oltre la metà della scala del DESI, e le percentuali sulla popolazione che utilizza servizi di e-government compilando anche moduli va dal 69% della Danimarca al 6% della Romania in ultima posizione). Un quadro che mette in evidenza la carenza di risultati delle politiche europee, oggi indirizzate alla costruzione del Mercato Unico Digitale, ma non ancora in grado di sostenere lo sviluppo del digitale su tutti i Paesi.

IL CASO ITALIANO 

  • La connettività è una delle dimensioni per cui l’Italia ha registrato le prestazioni peggiori. Secondo il DESI, in questo rank,  si colloca al ventisettesimo posto dei paesi dell’UE poiché solo il 21% delle famiglie ha accesso ad una connessione internet veloce, solo il 51% ha un abbonamento a banda larga fissa (la percentuale più bassa dell’UE) e gli abbonamenti a banda larga superiore a 30 Mbps sono pari al 2,2% tenendo conto del fatto che la media UE è del 22%. L’unica nota positiva è che la diffusione della banda larga mobile non si discosta molto dalla media europea. In questo ambito, l’obiettivo è quello di migliorare la copertura delle reti di prossima generazione e aumentare il numero di abbonati alla banda larga.

  • Molto critica è anche la situazione del capitale umano. l’Italia è ventiquattresima tra i paesi appartenenti all’Unione europea, registrando, però, delle prestazioni migliori rispetto all’anno precedente passando da 0,38 a 0,41. La percentuale italiana di utenti abituali di internet è una delle più basse dell’UE con il 31% della popolazione che non ha mai utilizzato internet (rispetto ad una media dell’UE al 18%). Praticamente 1/3 della popolazione non ha idea delle opportunità offerte dalla rete, nè ha la disponibilità di accedere al mercato dell’economia digitale, contribuendovi. Più della metà degli italiani non possiede le competenze digitali di base, un ostacolo enorme allo sviluppo economico del paese. Bassa anche la percentuale di specialisti ICT e laureati in materie STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica).

  • Uso di Internet. Siamo al penultimo posto per la propensione all’uso di internet, con un punteggio di 0,31. I punteggi peggiori l’Italia li ha ottenuti nella fruizione di notizie online (26° posto, mentre nel 2014 eravamo al 19°), nell’utilizzo di IPTV e Video On Demand (probabilmente anche per la preferenza verso l’utilizzo di digitale terrestre e canali satellitari) e negli acquisti online (solo il 35% degli italiani ha utilizzato internet nell’ultimo anno per fare acquisti). L’aumento dell’uso delle transazioni online risulta essere una sfida fondamentale per l’Italia e per lo sviluppo dell’economia digitale. Aumenta invece notevolmente il consumo di contenuti digitali (musica, video e giochi) portandoci alla 12° posizione.

  • In questo ambito l’Italia registra le migliori prestazioni tra quelle considerate dal DESI: con un punteggio di 0,29 (con un lieve aumento dal 0,28 dell’anno passato) il nostro paese occupa il ventiduesimo posto tra i paesi dell’Unione europea. Le imprese italiane stanno facendo passi avanti nell’adozione delle soluzioni di eBusiness, nonostante debbano essere sfruttare meglio le possibilità offerte dal commercio elettronico. È proprio lì che si gioca la sfida delle imprese italiane: l’eCommerce. Solamente il 5,1% delle piccole e medie imprese è attivo nel commercio online, una delle percentuali più basse tra quelle dell’UE-28, con un fattura riconducibile al commercio elettronico attestabile al 4,8% del fatturato totale. Tornando all’eBusiness, l’Italia è invece in top 5 nell’utilizzo delle soluzioni più alternative ed economiche basate sul Cloud, con una percentuale di adozione pari al 20%.

  • Per quanto riguarda i servizi pubblici digitali l’Italia si avvicina complessivamente alla media europea; i livelli di effettivo utilizzo dell’e-Government sono però ancora molto bassi, richiamando problematiche legate al fatto che i servizi pubblici online non sono sufficientemente sviluppati e alle carenze in termini di vere e proprie competenze digitali. La disponibilità di moduli precompilati online è diminuita nell’ultimo anno ma si hanno risultati discreti nello scambio di dati medici e prescrizioni elettroniche (rispettivamente al 12° e 15° posto in UE), mentre risulta eccellente il punteggio per quanto riguarda gli Open Data: 9° posto con un punteggio di 480/700.

L’Italia quindi fa parte dei paesi EU con prestazioni inferiori alla media insieme a Bulgaria, Cipro, Grecia, Croazia, Ungheria, Polonia, Romania, Slovenia e Slovacchia. Tuttavia, nonostante i numerosi problemi e gli scarsi punteggi in alcuni settori, l’indice mette in luce numerosi punti di potenziale sviluppo per il paese e l’emergere di punti di forza fondamentali per la crescita economica del nostro Paese. Il DESI propone di fatto un quadro di valutazione allineato alle principali aree strategiche e quindi potenzialmente una valida base per definire i confini (minimi) dell’Agenda Digitale dei singoli Paesi e un cruscotto di indicatori con i quali misurare i risultati e gli avanzamenti complessivi dell’Agenda. Confini e cruscotto che oggi per il nostro Paese non appaiono completamente definiti e che, insieme alle importanti iniziative in atto, costituiscono la premessa indispensabile per realizzare le innovazioni necessarie, e quindi un’area di lavoro da avviare al più presto. Con un approccio sistemico e allo stesso tempo rapido.