Sono cambiata questo fine settimana – è successo qualcosa. Non saprei definire il perchè o il come, ma so che la manopola situata dietro la schiena ha fatto uno di quegli scatti che, quando tutto va male, ti fanno venire una ruga profonda dalla sera alla mattina.  Intanto ho raggiunto il settimo chilo perso e il mio primo mese e mezzo senza vino. Quando dico “senza” significa qualcosa di diverso da Voi, e non vuole dire che sono all’asciutto asciutto, ma che l’elisir mi bagna le labbra senza inondarmi lo stomaco e il cervello di gioia. Voi, non vivete fra il Chianti e Bolgheri.

Ho letto due libri, che a Voi sembrerà roba da niente, ma io ne leggo uno all’anno – ne inizio uno a settimana, ma dopo la Kristoff e Richler non trovo soddisfazione. Ho un sacco da fare, io. Me li ha dati Michele Boroni, giornalista e amico che è il Sacerdote Della Mia Informatizzazione – da quando ho avuto Mezza Pinta è come se avessi avuto una lobotomia, tutto quello che prima sapevo in anticipo ora mi sfugge per sempre. Ho iniziato a fare i tibetani, cinque esercizi che mi daranno la giovinezza eterna ma soprattutto mi stanno alleviando la pressione cervicale. A pranzo il compagno della Divina Mirigliani, il doppleganger di Richard Gere, mi ha spiegato che il latte di mucca non è fatto per gli umani (“forse quello di capra, al limite”), quindi mi sono attrezzata e l’ho tagliato – kaputt – dalla dieta giornaliera. Perchè? La domanda è, perchè no?

Ho pianto parecchio. Ho letto così tanti giornali da avere la nausea: online, offline, in email, di carta, ritagliati e messi da parte in tempi di lavoro sincopato. Leggo con l’unico scopo di non arrivare mai impreparata ad una di quelle tavolate maligne in cui io sono l’italiana e tutti mi guardano con il labbro come Billy Idol pronunciando il nome Berlusconi. In quei frangenti bisogna combattere una guerra a chiappe strette, per non perdere il controllo, e sibiliare frasi velenose perchè piene di significato. Nessuno si aspetta che io sappia di Fox. Nessuno si attende che io conosca il monito della Ue alla Francia – “vergogna!”. Inizia così. Parla di carceri. O che i tedeschi non hanno punto in simpatia la Merkel, che considerano un male necessario. Per quanto riguarda gli Stati Uniti e la Cina, essendo ancora in vigore la pena di morte non ho mai tanto da pescare nel torbido, insomma, per acquietare l’argomento. A scanso di equivoci: non è mai di Berlusconi che ti parlano, quando ti parlano di Berlusconi. Vogliono solo che tu stia male nella tua nazione, perchè è questo lo scopo delle cene amicali multirazziali. L’unico. Anche io voglio che loro si duolgano di stare in Belgio o Svizzera, ci mancherebbe altro. One world.

Ho letto due mensili politici estremi, agli antipodi, arrivando in fondo agli articoli senza farmi venire la rabbia. Ho ascoltato Blues, che mi repelle, provando soddisfazione su un tale John Martyn. Ho fatto la pizza in casa e riscaldato il pane secco. Ho mangiato una mattonella di Tofu che ha esattamente il sapore che mi immaginavo: pongo gelido – ma è pieno di proteine buone. Ho scritto una lettera che avevo in canna da anni, due, e mi sono sentita come quando ti srotolano l’intestino davanti per fare uscire il figlio che hai in grembo: sollevata di non capire cosa sta succedendo, di non potere tornare indietro e soprattutto felice che esista l’anestesia, da qualche parte. (No, non è stato un parto naturale). Non l’ho riletta, così come si conviene all’amore.

Ho trentasette anni a Gennaio. Ho messo in conto che potrei non diventare il nuovo guru mondiale dell’affitto ma questo non è punto un buon motivo per smettere di giocare la partita coi pesci grossi. Che probabilmente la carriera di autrice di canzoni non ha preso campo. Che mia figlia penserà che io sia un’idiota totale. Che sono la peggiore fidanzata che abbia mai calcato il suolo europeo. Che se l’Inglese non la pianta di portarmi alle cene con gli attori e le modelle probabilmente lo pianterò. Che non so abbinare i colori dei vestiti. Ho calcolato che potrebbe non cambiare più nulla, che tutto quello che ho pianificato sia probabilmente roba da dilettanti, che non ha fondamento nella realtà di domani. Quindi mi preparo alla mia nuova vita, dove so per certo che c’è finalmente posto per il wind-surf e le magliette gialle a righe, questo sì, ma poco altro.

di Juanita De Paola