Erri de Luca è uno scrittore di fama internazionale conosciuto ed amato da tanti.

E’ uno dei migliori traduttori italiani di testi biblici di cui è profondo conoscitore ed interprete. Certamente è, come tutti noi, molte altre cose ancora.

Pubblichiamo qui di seguito due suoi scritti: una poesia ed una intervista. Due scritti profondamente diversi l’uno dall’altro. Parole che facciamo fatica a ricondurre ad una sola persona, ad un solo cuore, ad una sola mente. Ma questa è la realtà mentre il resto sono le nostre idee, fantasmi che spesso cercano di negarla, travisarla o addomesticarla attack on pearl harbor research paper .

 

 

 

Erri De Luca, da “Opera sull’acqua e altre poesie”

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle dissertation litterature .
Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente
e quello che oggi vale ancora poco.

Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che english department master thesis .

Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord,
qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato assignment writing australia .
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.

Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.

Intervista di Gimmo Cuomo
25 giugno 2009 (CorriereDelMezzogiorno)

NAPOLI — L’indignazione di uno dei presenti in platea, espressa in una lettera al Corriere del Mezzo­giorno, ha acce­so i riflettori sulla presentazione napoletana del libro dell’ex brigati­sta rossa Barbara Balzerani. Nel corso della serata, nella libreria-caffè lettera­rio «Evaluna» in piazza Bellini, lo scrittore Erri De Luca è andato giù pesante a proposito degli anni di piombo. L’autore della lettera ha ci­tato tra virgolette le espressioni usate: «Le Brigate rosse non posso­no considerarsi un gruppo di terro­risti. Terrorista è infatti chi mette una bomba su un treno, terroriz­zando, appunto, la gente comune» doctoral paper purchase thesis . Parole dure, pesanti, difficili da digerire. Che meritano, comunque, una spiegazione.

De Luca, chi ci ha scritto ha con­fessato di averle gridato di vergo­gnarsi best buy research papers . Cosa replica?

«Preferisco non replicare a quel­la persona che ha avuto una legitti­ma reazione nell’ambito di un di­battito su argomenti ancora vulne­rabili. Di quella affollata e lunga presentazione, la sua è stata l’unica espressione di quel genere. Ora, delle due l’una: o tutti gli altri pre­senti erano miei complici, oppure si è trattato di una sensibilità ferita alla quale non mi sento di risponde­re ».

Passiamo allora al merito. I bri­gatisti rossi non furono terroristi?

«Siccome sono fissato per la lin­gua italiana cerco di essere preciso help writing psychology essays . In gioventù spesso ho preferito uti­lizzare la parola più agitata rispetto a quella più esatta. Ora cerco di fare il contrario. Dunque, terrorismo è l’atto di chi vuole distruggere e ter­rorizzare il maggior numero di per­sone indifese. Da questo punto di vista, considero terroristico il bom­bardamento di una città, da Guerni­ca in poi. Considero, invece, la lun­ga stagione della lotta armata in Ita­lia una faccenda che si distingue dal terrorismo per un semplice ri­sultato: il terrorismo che ha messo le bombe nelle banche, sui treni e nelle piazze è rimasto impunito. Ai suoi responsabili è stata garantita l’impunità mentre tutti quelli che io comprendo nella categoria della lotta armata sono stati identificati, processati e condannati. Questo è il mio vocabolario personale. Non pretendo che venga condiviso».

Il rapimento di Aldo Moro, l’uc­cisione degli uomini delle scorta non sono stati aggressioni di per­sone indifese?

«No. Perché la scorta era compo­sta di uomini armati. Attenzione, stiamo ragionando ancora di defini­zioni leigh thwaites phd thesis . Nello specifico, penso che du­rante quella stagione ci sono stati caduti da entrambe le parti».

Caduti, come in una guerra?

«Io la considero una piccola guerra civile essay on procrastination . Piccola dal punto di vista del numero dei caduti. Ma non piccola se si considerano i militanti condannati per banda armata: sono stati incriminati in migliaia».

Molti storici sono restii a defi­nire guerra civile gli scontri che ci furono in Italia dopo l’8 set­tembre del 1943. Per lei di cosa si trattò?

«Quella fu una guerra civile al­l’interno di una guerra guerreg­giata. Fu una guerra tra eserciti». Il nostro lettore ha affermato che lei avrebbe lasciato intende­re di non essere stato troppo lontano dalla lotta armata social class essay . «Anche su questo occorre esse­re chiari. Lotta continua, nella quale ho militato, è stata un’orga­nizzazione della sinistra rivolu­zionaria italiana che ha sostenu­to le lotte armate di tutti popoli, dal Vietnam al Cile. Abbiamo avuto anche contatti personali col mondo rivoluzionario di allo­ra best resume writing services in philadelphia reviews . Non eravamo mica pacifisti. I rivoluzionari ammettono per definizione l’uso delle ar­mi. Lc è stata differente dal­le formazioni clandestine perché considerava l’uso delle armi una danna­ta neces­sità se­condaria mentre le forma­zioni clandestine lo conside­ravano come l’unica manife­stazione politica. Tanto per capirci, gran parte di Prima linea al Nord è stata formata da ex militanti di Lc».

Non ha provato imbaraz­zo per alcune uccisioni av­venute nell’ambito della lotta armata?

«Certamente ci sono stati processi e omicidi sommari dentro le carce­ri. Quelli sono episodi tri­sti. E, per di più, stavano dentro la logica della scon­fitta. C’è stato un militan­te, mi pare che fosse Gior­gio Soldati, che venne am­mazzato perché sotto tortu­ra aveva fatto i nomi di alcu­ni compagni. All’epoca lo Sta­to si arrogava il diritto di pra­ticare la tortura nei confronti dei detenuti politici. Soldati fu ammazzato in carcere da altri compagni. E quando venne cir­condato disse: ‘Fate presto, compagni’».

E gli uomini delle scorte ucci­si?

«Li considero caduti, alla stessa stregua dei caduti della sinistra ri­voluzionaria e di alcune persone ammazzate per errore nel corso di azioni. Vittime alla pari di quella stagione, di quella guerra civile ita­liana ».

Possibile che uno scrittore così sensibile, così attento alle sfuma­ture dell’animo umano, non provi pietà particolare per delle perso­ne uccise?

«No, di certe cose si può solo ra­gionare in termini politici. È chiaro che se, poi, si entra nel personale si finisce per buttarsi i lutti in faccia. Ma sulla delicata e travagliata que­stione dei parenti delle vittime, mi faccia aggiungere un’altra cosa».

Prego.

«I parenti delle vittime, uccise da Savasta e Viscardi, pentiti e auto­ri di un gran numero di omicidi in quel periodo, hanno visto queste due persone libere subito. I parenti delle vittime di tutti quelli che si so­no dissociati in carcere dalla lotta armata hanno visto i responsabili uscire molto prima dei termini di condanna. Allora, quando si parla dei parenti delle vittime bisogne­rebbe ricordare che la maggior par­te di loro è stata tradita dallo Stato e dalla leggi speciali».

Rispetto a quella stagione chi è oggi Erri De Luca?

«Mi sento ancora coinvolto per­ché ci sono ancora detenuti per rea­ti politici che, come scrivo in una mia poesia, scontano il Novecento anche per me. Finché ce ne sarà an­che uno solo recluso per aver parte­cipato a quella stagione, io non mi posso congedare. Rispetto a tutta questa storia sono uno in sospe­so ».