Regia: John Landis

Interpreti: John Belushi, Tim Matheson, John Vernon, Cesare Danova, Verna Bloom, Donald Sutherland, Kevin Bacon

Dutata: 1h 49min

Ecco un film che mi fa stare bene.

Animal House, la commedia americana per eccellenza, iniziatrice di quello che sarà in seguito il filone della commedia “scolastica” ambientata nei college americani. Il film campione di incassi nel 1978, che generò ondate di entusiasmo in tutto il paese, tant’è che fu un meraviglioso trampolino di lancio per il regista e per gli attori del film (all’epoca tutti esordienti sul grande schermo tranne Sutherland). Analizziamo con calma una delle pellicole contenenti numerosi modi di dire ed espressioni entrate in seguito nel linguaggio comune.

La storia è molto semplice: siamo nel 1962. Due ragazzi, Larry e Kent, devono decidere in quale fratellanza studentesca iscriversi. Non si tratta di partiti o associazioni, bensì di veri e propri schieramenti, squadre con un proprio credo, un proprio rito di iniziazione, delle proprie regole. Le due fratellanze opposte sono la Delta e l’Omega. Mentre quest’ultima è visibilmente qualcosa di troppo serio, per studenti secchioni, snob e masochisti, la Delta è sicuramente ciò a cui ognuno di noi vorrebbe aspirare in tempo di college: divertimento, musica, birra, niente studio, tanta simpatia e tanta spensieratezza. Le situazioni esilaranti sono innumerevoli, si capisce subito da che parte sta lo spettatore; ma una persona spicca su tutte. Il vero “animale” della casa, John Blutarski detto Bluto, un vulcano di simpatia, di emozioni, di energia, un uomo dal cuore d’oro che per niente rinuncerebbe alla compagnia, alla fratellanza e al divertimento. Un personaggio entrato nella storia del cinema e nel cuore di tutti noi, perché “…tutti coloro che sono stati al college hanno avuto un Bluto in compagnia.” (frase pronunciata da sceneggiatori, attori, regista e spettatori nelle interviste).

Le armi vincenti del film sono dunque molte: in primis, la quotidianità e la veridicità delle situazioni, realmente accadute a ognuna delle persone che ha lavorato alla storia. Poi lo spirito di cameratismo regnante, una divisione che si era creata anche sul set, con vere e proprie battaglie (di cibo, anche). Il fatto che la maggior parte degli attori era esordiente ( quasi tutti provenivano da compagnie teatrali o direttamente dalla rivista che dà il nome al film, la National Lampoon); il fatto che la sceneggiatura è stata scritta da tre esperti della commedia e della dissacrazione; il fatto che alla regia c’è un talentuoso matto come John Landis…

Beh è inutile girarci troppo intorno. So cosa volete sentirvi dire, e ve lo dirò: il segreto ultimo del successo del film è la partecipazione di John Belushi, mostro di comicità proveniente dal primo Saturday Night Live. Il comico più strabiliante del momento, capace di imitare chiunque, di farsi male per strappare una risata, di bere bottiglie d’un fiato, di recitare le non numerose battute del film con un’espressività ancora memorabile, di improvvisare buona parte dei suoi sketch, di far ridere con un sopracciglio alzato, di farci emozionare quando è alla finestra per spiare una ragazza, di volerci fare entrare nella battaglia di cibo in mensa, di farci venir voglia di condividere una birra con lui, di farci alzare in piedi al grido di “Toga! Toga!”, di voler distruggere il mondo dopo il discorso che ridona forza ai Delta…Beh, avete capito che stravedo per Belushi, e che sento la mancanza di un comico come lui sulle scene.

Splendido. Adoro quando la gente si divertiva con poco, stando insieme…

Una delle migliori commedie di sempre.

Quando il gioco si fa duro…

Voto: 8

di Matteo Pozzi