In questi giorni si è parlato molto di  Roberto Saviano e del suo monologo che ha portato in prima serata a “Che tempo che fa” l’argomento della disabilità e dei “diversamente abili”. Una definizione che non è piaciuta a molti e sulla quale ha risposto garbatamente Franco Bomprezzi con un articolo pubblicato da Vita.it – di cui di seguito riportiamo alcuni passaggi. Un articolo in cui si parla dello stesso tema da un’ottica molto diversa master thesis computer engineering .

Che cosa separa la definizione “diversamente abile”  da quella di “persona con disabilità”? La risposta, tanto semplice quanto profonda, è nel termine “Persona”.

L’essenza di ogni uomo e di ogni donna non è in ciò che ha o in ciò di cui manca. E’ invece nella nostra comune Umanità, nell’essere ognuno PERSONA, con le proprie caratteristiche, peculiarità, ricchezze  e miserie essay about responsibility . La salute o la malattia non ci definiscono più di quanto possano definirci il colore degli occhi o la nostra altezza. Occorre dunque riflettere sul fatto che noi non siamo la nostra salute, nè la nostra malattia persuasive essays on abortion .

Abbiamo mai riflettuto davvero su cosa vediamo quando guardiamo persone con disabilità? Ciò che vediamo sono i segni esteriori della malattia. Ma se abbiamo davvero il coraggio di guardarci nel cuore con sincerità scopriremo qualcosa di più profondo count the words in my essay . Scopriremo che ciò che davvero vediamo sono solo le differenze tra noi e loro uk dissertation writing service . Guardiamo la disabilità e vi vediamo il riflesso di noi stessi “per differenza”; il riflesso di tutto ciò che noi abbiamo, o che ci sembra di avere, e di tutto ciò che alla persona con disabilità è stato negato, o così a noi sembra buy college research papers online . Dell’altro non c’è traccia tutti presi come siamo a guardare noi stessi texting and driving essay . Solo questa consapevolezza ci apre la potenzialità di uno sguardo nuovo, uno sguardo che libera gli altri dai nostri giudizi e libera noi aprendoci a relazioni finalmente Umane.

Ci mancava anche Roberto Saviano. Un monologo in prima serata da Fazio tutto dedicato a celebrare la condizione dei “diversamente abili”. Parte bene, dalla cronaca, dalla evidente ingiustizia sociale dei tagli al welfare mentre è straripante lo scandalo della politica ladrona. Passa poi a magnificare gli atleti delle Paraolimpiadi [ application essay writing my school …] Tutto molto bello, romantico, commovente. Ecco, Saviano ha chiarito a milioni di italiani che cosa possono fare nella vita i “diversamente abili” sat essay questions .

In tanti, tantissimi, si commuovono e dicono: “Che bello, finalmente in prima serata si parla di loro”. Poi leggono il mio post su Invisibili e cominciano a tentennare, molti si rendono conto che effettivamente le parole hanno un peso e anche alcuni argomenti sono un po’ forzati, per riscuotere l’applauso, la standing ovation finale del grande comunicatore che parla da solo. Io rispondo ai commenti, cerco di spiegare il mio reato di lesa maestà, una lettera aperta a Roberto Saviano che definisco “diversamente bravo”. Il post sta girando molto nei social network e si accendono discussioni, dibattiti accesi, con toni più o meno tolleranti write papers for you . Ho toccato insomma un nervo scoperto, un tasto sensibile. Bene.

Temo fortemente che l’invasione dei “diversamente abili” sia quasi inarrestabile. Io ci provo a spiegare che la parola giusta è “persona con disabilità”, come dice l’Onu, come dicono le associazioni, come dicono le persone. Ma niente, sono considerato un sofista, che guarda il dito e non vede la luna cv writing service us ventura county . […]

Franco Bomprezzi

Qui potete leggere l’intero articolo pubblicato su Vita.it