Prendete un manipolo di bravi scrittori italiani e portateli nelle loro città d’elezione. Poi chiedete loro di raccontare la storia dei piatti che assaggeranno. Il risultato sarà una collana di libri, anzi di guide gastronomiche dal sapore personale ed unico.

Allacarta è un’idea della casa editrice EDT (che, per chi non lo sapesse, è il partner italiano di Lonely Planet, nientemeno) ed è curata da Luca Iaccarino, autore e giornalista enogastronomico.

“La collana Allacarta vuole essere un esperimento: scrivere di cibo in maniera diversa -afferma Iaccarino- non libri per soli gourmet, niente tecnicismi per iniziati: storie di cibo, di condivisione, di gioia, di scoperta.”

Luca Iaccarino, curatore della collana Allacarta - Autore e giornalista enogastronomico

Gli autori scelti per il lancio dei primi tre titoli (avvenuto l’8 maggio di quest’anno) sono Paolo Cognetti, che ci porta a pranzo a New York ovviamente, Marco Mavaldi, che ci accompagna tra le vie della Barcellona meno turistica (con la sua divertentissima famiglia al seguito), e Davide Enia, cui spetta l’arduo compito di farci riscoprire la cucina romana.

“Ognuno di loro, secondo il proprio gusto -continua Iaccarino- ha mangiato, bevuto, scoperto nuovi piatti, raccolto storie, e ha infine trovato una cifra unica e originale per raccontarci tutto questo.”

Ed è proprio così.

Foto di Alessandro Pennesi - www.alessandropennesi.com

Quando Paolo Cognetti ci parla di New York, nel libro Tutte le mie preghiere guardano verso ovest, descrive una città che è sua perché fatta di esperienze ed emozioni legate a doppio nodo alla sua storia personale; ed i piatti che ci porta davanti agli occhi non sono da meno. Inoltre Cognetti non tralascia il proprio compito, e di questi cibi racconta composizione ed origine, gusto ed aspetto; ma ci racconta anche di come sia finito a quella esatta tavola, in quel preciso istante, e quali sentimenti si siano mischiati ai sapori, per finire a parlare naturalmente della città. Ed è così che si arriva a riflessioni intime, che gli fanno scrivere: “Probabilmente amo New York per questo: perché, tra le infinite città che contiene, ce n’è anche una che mi somiglia come se l’avessi inventata io. […] Non è New York a essere così, sono io. Il marciapiede deserto sono io. La fabbrica in mattoni rossi sono io.”

 

Marco Mavaldi sceglie invece una chiave molto più diretta per il suo La famiglia Tortilla. Forse perché quando non scrive fa il chimico (cosa che, tra parentesi, lo porta anche a descrivere il processo chimico grazie al quale nascono alcune ricette – e se l’ho capito io significa che Mavaldi lo descrive veramente bene). La bellezza di questa particolare guida di Barcellona sta nella semplicità disarmante con cui l’autore parla al suo pubblico, tanto che la sensazione finale è quella di essere stati in vacanza con la famiglia di Mavaldi. Sensazione che trova conferma tra le parole dello scrittore: “Lo scopo di questo libro, quindi, è di farvi venire appetito. Descrivendo, come se fossimo a cena insieme, i posti che mi sono piaciuti di più e quelli che invece è bene evitare. […] Se prima di leggere questo libretto non aveste assolutamente voglia di andare a Barcellona, o di andarci portandovi i panini dietro, e adesso aveste cambiato idea, io mi riterrei pienamente soddisfatto, anche se dei posti che cito non ne provaste uno”.

 

P.S. Ho trovato molto divertente il fatto che il Mavaldi chiami se stesso il Mavaldi.

Veniamo a Roma con Uomini e Pecore di Davide Enia. Qui, come dicevo, il compito di stilare una guida gastronomica si è fatto ancora più complesso, visto che non c’è cosa più difficile che raccontare agli italiani il loro cibo; il rischio è quello di incontrare un gruppo di esperti, con nonne ancora più esperte, e farsi contestare ogni affermazione. Ma Enia non ha avuto problemi. L’autore ha fatto scendere in campo la storia, la tradizione e i sentimenti, il tutto condito da una scrittura ineccepibile, frutto di una miscela equilibrata e consapevole. Il libro di Enia non è la riscoperta del cibo romano, ma è il riconoscimento delle emozioni che ognuno di noi racchiude nei piatti che sceglie di preparare e mangiare. E questo è incontestabile. Le ricette di Enia sono un sistema bellissimo e complesso di consuetudini: “Mentre per altri mangiare è il semplice, necessario atto del nutrirsi, qui da noi il pasto è lento e solenne anche nella sua frugalità. Ogni boccone serba il ricordo del lavoro svolto per portare il cibo in tavola e del tempo impiegato per cucinarlo. Non c’è fretta, non c’è smania, ci si siede e ci si alza quando si finisce. E’ il cibo a determinare il tempo, non viceversa.”

Tre titoli profondamente diversi tra loro, come lo sono in fondo anche le tre città raccontate e i tre autori scelti per farlo. Ogni viaggio, una storia. Ogni storia, un piatto.

Allacarta è un progetto difficile, che al contrario arriva al lettore semplicemente, partendo da una copertina ben fatta, bella da gustare con gli occhi, come un buon piatto. Guide gastronomiche dirette, come se ad illustrarci la città fosse un amico. Dal canto mio, attendo con ansia i prossimi due titoli, in uscita ad ottobre, per vedere dove mi porterà a cena Andrea Bajani in quel di Berlino, e per comprendere meglio i misteri di Tokyo con Fabio Geda. Ho grandi aspettative.

Claudia Oldani